Cornershop

Cornershop & The Double 'O' Groove Of

2011 (Cargo) | punjabi pop, dance

E venne il giorno in cui l'hit single "Brimful Of Asha" fece strike, e i Cornershop sembrava potessero conquistare il mondo. Con il passare del tempo, tutto si rivelò un grande fuoco di paglia, e i dischi successivi, pur continuando a riscuotere un certo successo in Inghilterra, non riuscirono a confermare le aspettative createsi intorno alla band capitanata da Tjinder Singh.
Il film "The Millionaire" e la relativa colonna sonora hanno rilanciato le quotazioni della musica del subcontinente indiano, M.I.A. è diventata una star di caratura internazionale, il momento pare propizio, e allora perché non riprovarci? Del resto le seduzioni indiane hanno sempre ammaliato stuoli di ascoltatori, nonché alcuni fra i migliori musicisti dagli anni 60 in poi, basti ricordare il viaggio in India dei Beatles (a seguito del quale il buon George Harrison cercò di infilare il sitar un po' ovunque) o le illuminazioni di un certo (Devadip) Carlos Santana. Un fascino che oggi pare un po' arrugginito, ma che Bollywood cerca di rinverdire.

 

La storia di "Cornershop & The Double ‘O' Groove Of" parte da lontano, da un singolo che nel 2004 funzionò discretamente e che è diventato recentemente la prima pietra sulla quale costruire l'impalcatura di questo nuovo lavoro. Il brano è "Topknot", e a conti fatti è l'unico episodio davvero intrigante in una trackilist anemica e senza particolari guizzi. L'album mostra un interessante cambio di prospettiva. Mentre finora i Cornershop partivano da una sorta di brit-beat per poi speziarlo di aromi indiani, oggi si inverte la situazione: si parte da questi ultimi per conseguire l'obiettivo di occidentalizzarne i suoni. Il singolo apripista, "United Provinces Of India" è ben declamatorio dei contenuti dell'intero album, che con opportune revisioni remixate rischia di far ballare mezzo mondo per mesi.

 

Ma oltre due-tre tracce degne d'attenzione (oltre alle già citate, potremmo citare la conclusiva "Don't Shake It") non c'è granché da segnalare. Apprezziamo la volontà di realizzare un meltin' pot al passo con i tempi, ma questa volta i conti non tornano: la formula comincia a girare intorno a se stessa e oltre a mancare idee davvero innovative, iniziano a scarseggiare anche le canzoni. Alcune soluzioni risultano persino imbarazzanti, come l'effetto clavicembalo innestato in una melodia che ricorda la sigla di Lady Oscar (in "Double Decker Eyelashes"), oppure i goffi tentativi di dare uno smalto indie-pop a "The Biro Pen". Tutto appare più che scontato, in un disco che comunque risulta ben curato e costruito per evidenziare le capacità vocali di Bubbley Kaur, voce femminile originaria del Punjab, che conferisce anima alle dieci ritmate tracce.

 

Devo confidare che "Brimful Of Asha" non mi esaltò particolarmente, nemmeno nelle vesti confezionate da Norman Cook nella versione remixata che volò in testa alle hit di parecchi Paesi nel 1998, e che probabilmente fa sì che i Cornershop siano ancora qui fra noi. Ma rispetto al materiale contenuto in "Double 'O' Groove Of", quello era davvero un capolavoro.

(20/03/2011)

  • Tracklist
  1. United Provinces Of India
  2. Topknot
  3. The 911 Curry
  4. Natch
  5. Double Decker Eyelashes
  6. The Biro Pen
  7. Supercomputed
  8. Once There Was A Wintertime
  9. Double Digit
  10. Don't Shake It
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