La seconda uscita ufficiale dei maceratesi Nevroshockingiochi (a 7 anni dall'esordio "La Finzione Necessaria" e a 2 da una prima versione di questo album, uscita in maniera autoprodotta nel 2009) è di quelle che non può lasciare indifferenti. Per citare le parole dello stesso gruppo, è "la vittoria della follia", incanalata, se così vogliamo dire, sui binari di un post-rock talvolta più ruvido e violento, vicino quasi all'hardcore (l'iniziale "AtaviTV", "Il Mio Più Bel Risveglio", "Con Dignità") talvolta più dilatato e psichedelico, contaminato da ronzii sintetici ("San Sebastiano").
Si sentono vagheggiamenti noise, le lezioni dei Massimo Volume (ascoltare "Il Matto e la Morte", con testo di Dario Fo recitato con tono cadenzato ai limiti del rap), i deliri di Mike Patton, l'oscurità industriale dei Nine Inch Nails, ma benché tutti questi elementi facciano capolino qua e là, la sostanza dei fatti è ben diversa, unica nella sua teatralità sghemba e inafferrabile ma gravida di bollori ancestrali: basta lasciarsi trasportare dalle poderose rullate che scandiscono il passo di "Sig. Primogiorno" per sentirsi trasportati al centro di un rito atavico, circondati da presenza sintetiche che ronzano in circolo e a turno affondano il loro pungiglione nel nostro orecchio. Un mondo buio, popolato di figure mostruose che interagiscono col nostro cervello come un incubo nelle nostre peggiori notti, un film horror nel quale, benché consci della sua finzionalità, ci lasciamo andare disponendoci a essere impauriti.
Difficile capire come un disco di tale portata possa essere ancora nascosto nel sottobosco marchigiano. I Nevroshockingiochi si mostrano gruppo tanto maturo nel sound (anche se non manca qualche caduta di stile: penso a "L'Inetto", scialba nel contesto più sperimentale dell'album) quanto ancora nel pieno della propria creatività.
04/08/2011