Release molto più breve e dinamica rispetto al precedente monolite di “Strange Keys To Untune Gods' Firmament”, “Fucked on a Pile of Corpses” vanta, comunque, ancora un suono scostante e paurosamente abrasivo. Tra power-electronics bradi e ipotesi di melodie (!) più o meno minimaliste (“Hanged Man’s Seed”, “Viper’s Fang”), Matthew Bower e compari fanno un deciso passo indietro in termini di ispirazione, soprattutto quando stendono dinanzi a loro impenetrabili muraglie harsh-noise come “Defiling Their Temples With Bestial Lust”, “Anubis Station” e la stessa title-track.
Brani che potrebbero andare avanti per ore e ore, senza variazioni degne di nota. Merzbow, insomma, sarebbe entusiasta. Lo consigliamo, dunque, a lui e ai suoi adepti.
10/07/2011
L’intimità del suono acustico per un quasi esordio d’autore
Un equilibrio raffinato tra canzone, ambient e orchestrazioni nel nuovo convincente lavoro dell'artista californiana.
Il mare quale punto di incontro per due virtuose sperimentatrici elettroacustiche
Un disco di alt-country moderno che unisce calore melodico e tinte crepuscolari
La nuova tappa, più intima e contemplativa, della band del produttore delle star
l debutto del trio romano, tra macchine autocostruite, registrazioni di campo e melodie sussurrate
La popstar tedesca trova finalmente la quadra grazie a un tuffo profondo nell'universo sonoro hyperpop
Songwriting robusto e dream-pop che guarda molto da vicino ai grandi del genere nell'esordio della band londinese