Talib Kweli

Gutter Rainbows

2011 (Javotti/ 3D) | hip-hop, alt-rap

Indie-rapper nato artisticamente in una delle più prestigiose fucine dell'hip-hop newyorkese, la Native Tongue (De La Soul, Jungle Brothers, A Tribe Called Quest), Talib Kweli è stato una delle figure di riferimento per il genere nella prima metà del decennio scorso. Prima in coppia con Mos Def, sotto l'egida del produttore Hi-Tek, nel progetto Black Star (titolare del capolavoro "Mos Def & Talib Kweli Are Black Star", 1998), quindi solo con quest'ultimo come Reflection Eternal (nell'ottimo "Train Of Thoughts", 2000). Poi, dopo un ragguardevole inizio ("Quality", 2002), la sua carriera solista ha un po' perso in originalità e brillantezza, arenandosi in un approccio mai troppo convinto e convincente al mainstream, sotto l'influsso di nuove collaborazioni come quella con Kanye West e i Neptunes. Ora, dopo un pausa di quattro anni e dopo essere parzialmente tornato alle origini con il secondo capitolo dei Reflection Eternal ("Revolution Per Minute", 2010), Talib ci riprova con il quinto album a suo nome: "Gutter Rainbows".

Autoprodotto ma distribuito dalla Emi, "Gutter Rainbows" è un lavoro di buona fattura che, coniugando il suono caldo delle parti strumentali con la pulizia dei beat elettronici, amplifica lo spettro stilistico su misura per le enormi doti liriche e affabulatorie di Talib. Vi compaiono, con buona varietà di spunti e senza cadute di tono, tutti quegli elementi che hanno caratterizzato fin qui la sua parabola hip-hop: le sfumature funk e jazzy delle origini alternative post daisy-age ("Wait For You"), la pienezza soulful ("Friends & Family", "Self Savior"), finezze un po' barocche vicine a Kanye West ("Uh Oh", "How You Love Me", con sprazzi di autotune e synth sgargianti, la bella caratura melodica e corale di "So Low"), dance in chiave oldschool (l'incensante "Mr International" e "Ain't Waiting") ed episodi dal taglio più street e stringente ("Palookas", che gioca bene sul contrasto fra ritmica afro e il thrilling dei sample di fiati e violini, la cupa e affilata "Tater Tot").

Non un disco in grado di rinverdire i fasti della prima fase della carriera di questo grande rapper ma un'incoraggiante conferma di vivacità e di buona salute.

(19/05/2011)

  • Tracklist
  1. After The Rain
  2. Gutter Rainbows
  3. So Low
  4. Palookas
  5. Mr International
  6. I'm On One
  7. Wait For You
  8. Ain't Waiting
  9. Cold Rain
  10. Friends & Family
  11. Tater Tot
  12. How You Love Me
  13. Uh Oh
  14. Self Savior
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