Bobby Conn

Macaroni

2012 (Fire Records) | alt-rock

Un aspirapolvere. Un motore di ricerca. Un archivio. Una macchina del tempo. Una boutade. Un luna-park. Un lavoraccio. Un passatempo. Bobby Conn può essere tutto questo e anche di più. Bobby Conn è il marpione della porta accanto, quello che ti invita a casa con la scusa dei francobolli e delle farfalle e poi ti fa vedere i francobolli e le farfalle sul serio. Un collezionista di emozioni altrui, un catalogatore esasperato, indaffarato, sempre contento, sempre disponibile... nel mostrare quello che sa fare. E certo non si cura del fatto che il suo gioco sia ormai stato scoperto, anzi, continua imperterrito a divulgare le proprie passioni: un congegno formalmente perfetto e lucidato a dovere, un ingranaggio oliato a puntino che comprende il solito mix di glam-soul-funky-prog-pop-rock-wave-electro supercalifragilestichespiralidoso.
Ed è sempre roba molto ben composta, ottimamente eseguita, divertente, ma somiglia ogni anno di più a un esercizio di stile un po' sterile, sicuramente freddino. Un operato, il suo, che riempie l'etere di suoni, note e combinazioni ma difficilmente rimane impresso, non già nella storia ma proprio nella cronaca.

"Macaroni" frequenta, come i suoi predecessori, una serie innumerevole di modelli. Ha parecchi momenti pregevoli: parte a razzo con il veloce glam-pop della title track, dall'aria seventies ma dai suoni aggiornati, per poi passare a una sorta di soul orchestrale e declamato in "Govt" e carezzare la nostalgia dei bambini di trent'anni fa con "Face Blind", una luccicante ballata movimentata da un sinuoso basso johntayloriano, benedetta da un falsetto morbido, da archi atmosferici e da una coda moog a metà strada tra "Maxwell's Silver Hammer" e la sigla finale del cartoon Grisù. Sono cose che predispongono bene, ti mettono di buon umore, aprono le vie respiratorie e rinverdiscono i ricordi piacevoli.

E i piaceri immediati non finiscono certo qui: "The Truth" è un funky-soul ai limiti della disco, con orchestrazioni che citano il citazionista per antonomasia Jimi Tenor, "More Than You Need" ti scaraventa in una California anni 70 però in gita premio allo Studio 54 - un giochino riuscito piuttosto bene e spesso ai coevi di Bobby, gli Scissor Sisters. Morattianamente simpatico anche l'attacco rock di "Can't Stop The War", con batteria a briglia sciolta e glissati di basso distorto, e un'interpretazione vocale alla Jon Spencer che improvvisamente entra a far parte dei Bee Gees. Una parodia, uno scherzo, una presa in giro, eppure tutto molto credibile.
Un'aggressività che paga bene anche in "Greed", tra posture hair metal, heavy prog, musical, e in "Underground Vktm", dove finalmente, dopo oltre mezz'ora, spunta fuori il cartonato di Meat Loaf rombante su moto! Il finale super corale di "Walker's Game", con la gente che si abbraccia sudata impugnando gli accendini punta direttamente alle lacrime potendo contare pure su un sentito solo di chitarra.

Insomma, l'ennesimo capolavoro di Bobby Conn. E chi se ne infischia delle turbe del recensore... Macaroni, forse da discount, ma sempre al dente e saporiti.

(17/05/2012)



  • Tracklist
  1. Macaroni
  2. Gov't
  3. Face Blind
  4. The Truth
  5. More Than You Need
  6. Can't Stop The War
  7. Greed
  8. Underground Vktm
  9. Afterschool
  10. Walker's Game
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