A tre anni dal buon “Ananab“, tornano gli ineffabili Eildentroeilfuorieilbox84, ora ridotti al trio Giorgio Rampone, Giuseppe Maulucci e Lorenzo Lemme.
Rispetto al lavoro precedente, questo “La fine del potere” presenta non poche novità: se “Ananab” era un disco schizoide, obliquo, svaccato, centrifuga math-core dal taglio arty per una musica che costringeva ad accendere e resettare il cervello ad ogni singola nota, pur mantenendo la vena irrisoria del precedente, e senza perdere in freschezza, “La fine del potere” si presenta con un suono meno scartavetrato, più lineare e finanche crepuscolare.
È come se questi ragazzi fossero usciti dalla mischia e continuassero a osservare la società appena un po’ più dall’esterno. Non manca la vis polemica, certo, ma è come se la militanza avesse lasciato il posto a una riflessione più mediata sui mali della società, che è a volte amara, a volte sarcastica, a volte semplicemente canzonatoria. Sugli scudi il rap sarcastico di “Antisogni”, la dissacratoria “Rivolta”, spastica e sarcastica giaculatoria alla Ween, “Democrazia”, ballata amara che mette alla berlina il processo nasci-cresci-produci-consuma-muori su cui si reggono le moderne democrazie.
Un disco politico nel senso proprio dell’espressione, come non se ne fanno più tanti e, soprattutto, un disco che pur trattando di tematiche sociali non scade nella retorica.
10/06/2012