Stampato in 220 copie, il nuovo parto della creatura del californiano Michael Bjella ci immerge subito in una fanghiglia ambient-noise-drone scurissima che si sviluppa per quasi dieci minuti senza grossi clamori. Ogni disco di Gog, parafrasando le parole di Bjella, serve per ricordarci che siamo soli e che l’unica cosa che possiamo fare è tenere gli occhi ben fissi nell’oscurità. Perché tutto quello che l’uomo crea, infatti, si infrange contro l’indifferenza dell’universo. Tutto molto chiaro e radicale, senza fronzoli e false speranze.
Una poetica musicale che, in ogni caso, ha altrove goduto di una resa migliore mentre qui, anche mentre scorrono “90°” (che si spegne lentamente proprio nell’indifferenza dell’universo), “45°” (in cui la componente rumorista è più totalizzante ma anche più gratuita) e la cosmica “180°”, si ha la netta impressione che Bjella abbia raschiato un attimino il fondo del barile prima di uscire allo scoperto…
06/08/2012
L’intimità del suono acustico per un quasi esordio d’autore
Un equilibrio raffinato tra canzone, ambient e orchestrazioni nel nuovo convincente lavoro dell'artista californiana.
Il mare quale punto di incontro per due virtuose sperimentatrici elettroacustiche
Un disco di alt-country moderno che unisce calore melodico e tinte crepuscolari
La nuova tappa, più intima e contemplativa, della band del produttore delle star
l debutto del trio romano, tra macchine autocostruite, registrazioni di campo e melodie sussurrate
La popstar tedesca trova finalmente la quadra grazie a un tuffo profondo nell'universo sonoro hyperpop
Songwriting robusto e dream-pop che guarda molto da vicino ai grandi del genere nell'esordio della band londinese