Jim White

Where It Hits You

2012 (Yep Roc / Loose Music) | songwriter, alt-folk

Lo sguardo perso verso l'orizzonte, le falde del cappello a nascondere la fronte. Il Jim White di "Where It Hits You" è un cowboy dal cuore spezzato, un personaggio uscito dalle viscere dell'America di "Justified". Un po' Townes Van Zandt e un po' Mr. E, senza paura di mostrare il segno delle proprie cicatrici. E di lasciar trapelare l'accenno di un sorriso.
Ha quattro album alle spalle, il songwriter di stanza in Georgia, l'ultimo dei quali ("Transnormal Skiperoo") risalente ormai a cinque anni fa. Ha fatto anche da Virgilio nella discesa nel profondo Sud americano del documentario "Searching For The Wrong-Eyed Jesus". Ma "Where It Hits You" è qualcosa di diverso: una confessione allo specchio, un bilancio a cuore aperto. Un disco capace di condurlo verso un nuovo approdo, in cui anche la vocazione obliqua e sfuggente della sua scrittura trova la via per declinarsi in una forma più compiuta.

Tutto comincia con un addio, il giorno in cui la moglie annuncia a White la fine del loro matrimonio. Da un giorno all'altro, la sua vita cambia radicalmente. Anche nella direzione musicale: "Avevo lasciato la mia vecchia etichetta, la Luaka Bop di David Byrne, e avevo deciso di usare i miei risparmi per realizzare un nuovo album per conto mio", racconta White. "Ma a quel punto ho dovuto abbandonare tutto e cercare di raccogliere i soldi necessari per non perdere la casa".
Quando riprende in mano le canzoni su cui stava lavorando, nulla è più come prima. Quella che suonava come una celebrazione ora diventa un lamento: "Someone help me chase this dark away", sussurra White sulle note del brano iniziale del disco. "È una canzone che avevo scritto per mia moglie. Non potevo semplicemente gettarla via, dovevo volgerla lentamente in un'altra direzione. Una direzione dolorosa". Così, dopo un rarefatto preambolo pianistico, "Chase The Dark Away" scivola verso una parabola rurale a tinte scure. Al fianco di White ci sono i newyorchesi Ollabelle, pronti a prestare il loro retroterra country-gospel per conferire un respiro corale alle sfumature dei contorni.

I fiati pigri di "Sunday's Refrain" richiamano l'avvolgente eleganza del connubio Vic Chesnutt / Lambchop di "The Salesman And Bernadette", mentre l'eco della voce di un predicatore conduce "The Way Of Alone" verso i territori di un dilatato southern gothic, tra venature di banjo e pedal steel. Poi i toni si alleggeriscono sul country fischiettante "State Of Grace", quasi a voler esorcizzare le ombre iniziali. "Un disco è un po' come una rappresentazione della tua psiche in un certo tempo e luogo", osserva White. "Penso che ci fosse una grande infelicità intorno a me, ma al centro c'era sempre un senso di gioia". Ecco allora farsi strada la giostrina dal retrogusto eelsiano di "What Rocks Will Never Know" e persino i cori in stile Cake di "Here We Go", con tanto di apparizione speciale della figlia minore di White al microfono.
Ma è solo il sollievo di un istante, perché subito lo spoken word che introduce "My Brother’s Keeper" torna a evocare i fantasmi del passato. Quello di "Where It Hits You" è un viaggio che non concede sconti, non importa quanta fatica porti con sé: "C'è un luogo malinconico all'inizio, poi si va verso un posto felice. Ma è alla fine che si arriva davvero al fondo".

E al fondo c'è la cognizione del dolore che permea "That Wintered Blue Sky": "Remember, nobody ever got nowhere alone". La solitudine si veste dei risvolti cupi di violoncello e contrabbasso, seguendo il profilo dei paesaggi desolati del Neil Young di "On The Beach". Eppure non è questa l'ultima parola. Su uno scheletro di banjo, la voce di Will Johnson (anima di Centro-matic e South San Gabriel) accompagna quella di White per l'epilogo di "Why It's Cool". Il passo si fa di nuovo più lieve, come lo spiraglio di luce di un giorno che inizia. Un giorno che vive di un'unica certezza: nulla è inutile, nemmeno la sofferenza. "Everything's a tool/ My mistakes are tools/ My heartbreaks are tools/ And as any old fool can tell you/ The worth of a tool is in how you use it".

(22/07/2012)

  • Tracklist
  1. Chase The Dark Away
  2. Sunday's Refrain
  3. The Way Of Alone
  4. State Of Grace
  5. Infinite Mind
  6. What Rocks Will Never Know
  7. Here We Go
  8. My Brother's Keeper
  9. That Wintered Blue Sky
  10. Epilogue To A Marriage
  11. Why It's Cool

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