METZ

METZ

2012 (Sub Pop) | hardcore-punk

Ho molte perplessità nel comprendere le accuse di auto-indulgenza che accompagnano l’esordio dei canadesi METZ. Che il punk-rock dividesse le compagini critiche mondiali è ben noto, ed è per questo che mi sono avventurato nei quasi trenta minuti del loro esordio nel tentativo di scoprirne vizi e virtù.
La risposta è immediata e molto semplice: le undici tracce di “METZ” sono costruite su chitarre dissonanti, armonie frammentate, ritmiche spaccatimpani e non più di tre accordi in croce, per una ribellione sonora che può suonare nostalgica, ma che possiede invece tutta l’autenticità che appartiene ai giovani di tutte le generazioni.

L’energia viscerale di “Headache” non tradisce incertezze o calcoli ideologici; è semplicemente musica polverosa che ad ogni break ritorna sui muri. Non c’è la consapevolezza dei Nirvana né la furia intellettuale dei Pere Ubu, ma d'altra parte non c’è nemmeno odore di muffa o di compromesso: i METZ sono quello che sono, e se cresceranno o resteranno adolescenti non è dato saperlo.
La profondità armonica della selvaggia “Sad Pricks” è salutare come un cubo di ghiaccio su una distorsione tumefatta, il trip dissonante di “Rats” non lascia scampo, e gli accenni noise di “Nausea” creano la giusta attesa per pagine più corrosive. Sarà difficile peraltro non inserire “Wet Blanket” in tutte le compilation delle migliori canzoni del 2012, col suo granitico wall of sound ritmico che è come un assalto improvviso di cannibali che non lascia cadaveri o superstiti, ma anche l’incursione nel post-hardcore di “Wasted” dalla dinamica scioccante, non scherza affatto.

Come nella migliore tradizione dei gruppi metal, il basso resta dietro le quinte per dissanguare chitarre taglienti e ritmi vessatori. Questa intuizione rende vincente e nuovo il sound dei Metz: “The Mule” e la conclusiva “Negative Space” spazzano via infatto anni di finto garage-rock (Jay Reatard li amerebbe senza remore) restando brani sporchi, immorali e letali per tutti quelli che hanno lasciato la furia primordiale del rock fuori dall’enciclopedia del politically correct. Non indugiate: dalla ribellione giunge la rinascita.

(25/11/2012)



  • Tracklist
  1. Headache
  2. Get Off
  3. Sad Pricks
  4. Rats
  5. Knife In The Water
  6. Nausea
  7. Wet Blanket
  8. Wasted
  9. The Mule
  10. Negative Space
  11. --))--
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