Moon Duo

Circles

2012 (Sacred Bones, Souterrain Transmissions) | psych-rock, space-rock

“The life of man is a self-evolving circle, which, from a ring imperceptibly small,
rushes on all sides outwards to new and larger circles, and that without end.”
Ralph Waldo Emerson, “Circles”


“Mazes” usciva solo un anno e mezzo fa e segnava il passaggio dei Moon Duo dai brani perlopiù  strumentali, in formato “extended”, degli ottimi “Killing Time” ed “Escape”, alla formula-canzone più vicina a quella usuale, con la chitarra iper-ruffiana e minimale di Ripley Johnson (padre fondatore dei Wooden Shjips) e la tastiera multifunzione di Sanae Yamada; il tutto, mantenendo pressoché inalterato il risultato sull’orecchio e la mente dell’ascoltatore, catapultato verso le lunghe e assolate highway californiane.
Dopo un’interminabile tournée che li ha visti calcare più volte le scene nel Vecchio Continente e che si è conclusa con la pubblicazione dell’oscuro Ep “Horror Tour”, testimonianza che rende giustizia alla loro esaltante dimensione live, i Nostri hanno pensato bene di ritirarsi nientemeno che sulle Montagne Rocciose per concedersi un inverno in totale isolamento dal mondo, senza per questo cadere in una sorta di letargo produttivo, anzi.

Si sono dati, infatti, alla lettura profonda e impegnata di Ralph Waldo Emerson (tra i più esimi filosofi e saggisti dell’Ottocento americano, al punto da rientrare a pieno titolo tra le letture più influenti e predilette di Nietzsche), nello specifico della sua opera intitolata “Circles”, facente parte della prima serie di saggi pubblicata nel 1841, riconducibile alla fase trascendentalista della costruzione del suo pensiero.
Tema centrale del trattato in questione è, per l’appunto, il “cerchio”, inteso quale simbolo che rappresenta adeguatamente la natura (“L'occhio è il primo cerchio, l'orizzonte che si forma è il secondo, e in tutta la natura questa figura primaria si ripete senza fine”) e la mente umana (“La sola che noi ricerchiamo con insaziabile desiderio è dimenticare noi stessi, perdere la nostra sempiterna memoria e fare qualcosa senza sapere come o perché: in breve, tracciare un nuovo circolo”), seppur nelle relative complessità.

Distribuito in Europa dalla tedesca Souterrain Transmissions, “Circles” è nato da tutto questo (e dalle registrazioni effettuate in casa a Blue River, in Colorado, e al Lucky Cat Recordings di San Francisco, tra febbraio e aprile 2012, successivamente missate ai Kaiku Studios di Berlino).
Si tratta, in sostanza, della conferma – apparentemente definitiva – di quella cifra stilistica inaugurata con “Mazes”. Il momento della svolta puramente commerciale arriva un po’ per tutti, così anche i Moon Duo hanno ceduto al fascino humour-hipster del videoclip à-la Black Keys per lanciare il primo singolo “Sleepwalker”, brano dalle derive chitarristiche vagamente shoegaze (presenti anche nella ballata “Trails”) e dal refrain vincente, cantato a due voci.
Velata di sottile mistero è “I Can See”, probabile – e più efficace – second hit, accattivante per via dell’andamento che la caratterizza e per i vorticosi droni creati da Sanae; la soft psychedelia della title track “Circles” rimanda invece a certi episodi trascurabili del precedente album.

Ci si ravviva con i toni incalzanti di “I Been Gone”, con i fugaci interventi vocali della metà femminile (tra le esigue novità dell’opera attuale) e gli ormai conclamati soli acidi di Ripley,
che sfumano sempre troppo presto. La poderosa “Sparks” spiana la strada a “Dance Pt. 3”, pezzo accostabile al repertorio shjipsiano, in cui la voce di Johnson assume tinte vocali più che mai simili a quelle di un Bono Vox sotto effetto di allucinogeni; incisive come sempre le soluzioni minimaliste dell’affascinante Yamada. Le venature psych-country di “Free Action” precedono “Rolling Out”, nono – e ultimo – cerchio concentrico dai tratti seducenti, che ha tutta l’aria di un’ulteriore interferenza delle onde sonore allargate dei fratelli maggiori Wooden Shjips.

Nonostante il raggiungimento di un suono più pulito ed elaborato, indice chiaro della volontà di curare maggiormente il lavoro in sede di post-produzione, e al di là della trovata quantomeno fricchettona di tirare in ballo il “trascendentalismo circolare” di Emerson, i Moon Duo riescono ancora a far viaggiare la mente, grazie a quella lisergia essenziale e sanguigna di cui sono ormai alfieri riconosciuti.

(14/10/2012)



  • Tracklist
  1. Sleepwalker
  2. I Can See
  3. Circles
  4. I Been Gone
  5. Sparks
  6. Dance Pt. 3
  7. Free Action
  8. Trails
  9. Rolling Out
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