Totally Enormous Extinct Dinosaurs

Trouble

2012 (Polydor) | dance, electronica

Il trucco funziona sempre: se usi l'immagine di un animale per dare un nome al tuo progetto, le possibilità che questo rimanga impresso nella mente sono decisamente maggiori. Senza bisogno di scomodare Beatles & Eagles, ho in testa questo nome da mesi - Tame Impala - e pur non avendone sentita una nota se leggessi il nome nella line-up di un festival potrei trovarmi inconsciamente più incline al possibile acquisto del biglietto. Messaggi sublimusicali.

Tra i candidati al premio per il nome più originale del 2012, Totally Enormous Extinct Dinosaurs svetta in cima alla lista (pare lo slogan di un cartellone pubblicitario del museo di scienze naturali). Dietro a tale artificio (chiamiamolo TEED) si nasconde il 26enne Orlando Higginbottom, uno che di per sé ha già un nome altisonante come un personaggio del Super Cluedo. Orlando è figlio del direttore del coro universitario del New College e viene da Oxford, la città dell'istruzione per eccellenza. Educato a suon di studi classici, avrebbe tutte le carte in regola per condurre un'agiata vita ai piani alti del mondo universitario (in cui del resto ha già svolto mansioni nel ruolo d'insegnante di musica). Invece, ribattezzatosi TEED, ha optato piuttosto di seguire la sua viscerale passione per la dance, completando l'iter del nuovo millennio che ha sostituito gli annunci sul Melody Maker come strumento per lanciare nuovi nomi nel panorama musicale: fai-da-te sul computer (Mac, of course) in cameretta, e poi metti in rete.

Nel suo caso ha funzionato: un po' di mixtape a partire dal 2009 sotto la Greco Roman degli Hot Chip e diversi remix andati a segno con discrete quantità di visite su YouTube (tra i nomi più famosi "Merry The Night" per Lady Gaga, "Firework" per Katy Perry e "Monster" di Professor Green). Nel mentre, sono apparse in rete composizioni originali che hanno guadagnato menzioni di lode dai noti Dj Nick Grimshaw e Annie Mac della Bbc Radio 1. L'hype, quindi, c'è tutto. D'altro canto TEED si presta bene allo scopo, perché non è un ratto di studio eternamente nascosto dietro a una gigantesca consolle, bensì un personaggio perfettamente integrato nell'immaginario del giovane internettiano con le coordinate "giuste": volto pallido, glabro e vagamente annoiato come si confà a un membro della nobiltà, cui si unisce un curioso look dai colori fantasiosi come un hipster con la passione per Björk nel periodo di "Volta" e Paco Rabanne, lo space cowboy Jamiroquai, i copricapi di Grace Jones e le chiome piumate di Jonsi e PJ Harvey.

TEED si è preso tempo, lavorando con mestiere e puntigliosa precisione per rifinire ogni angolo delle sue composizioni. L'idea di fondo, confessata durante una recente intervista all'NME, è certamente ambiziosa: "Trouble" vuol presentarsi al mondo come un disco di canzoni capace di sopravvivere all'incedere del tempo, impresa certo lodevole quanto difficile visto che la dance - sempre prima in fila sotto l'ignominoso titolo di "commerciale" - invecchia piuttosto male rispetto ad altri generi. Su "Trouble" le canzoni tendono a muoversi in quella terra di mezzo tra inni rave-pop e frasi fluttuanti abbandonate a sé stesse ad inseguire il flusso del ritmo (e non viceversa). Higginbottom inoltre si avvale principalmente della propria voce, dal tono esile e incerto, che assomiglia più a un mormorio biascicato che non a un cantato vero e proprio, e il risultato si può definire oltremodo idiosincratico. In poche parole, la legge della dance non sarebbe dalla sua.

Tuttavia, parte del vantaggio del disco risiede proprio lì. "Trouble" è di fatto una raccolta di canzoni d'amore, frutto delle esperienze personali dell'autore, e la componente vagamente malinconica che evince fin dal primo ascolto guadagna decisamente in spessore se a raccontarla è una vocetta flebile ed intristita, piuttosto che qualche power vocalist dall'urlo facile stile Corona. Inoltre, il curioso contrappunto tra mal d'amore e potenti ritmi da dancefloor in delirio crea un disco davvero peculiare. "Trouble" suona molto più frizzante ed estivo rispetto alle fumose introspezioni del collega James Blake, ma allo stesso tempo decisamente più raffinato rispetto a gente come Calvin Harris o il tamarrissimo Example. A momenti i sintetizzatori di TEED sfrigolano come patatine in olio bollente con una leggerezza quasi hypna, mentre altre volte sembra di udire il caldo tap-tap umano delle dita che battono sui pulsanti. Il risultato è quindi una collezione di pezzi sorprendentemente intimi per un disco dance, un viaggio dentro al cuore e cervello di questo agiato ragazzo inglese, che dispensa sudore stando compostamente seduto, e racconta le sue storie con suggestioni dance in aria di scuola d'arte privata.

Quasi sottovoce, "Promises" schiude le porte di questo curioso sottobosco, mentre l'ottima title track - nell'etere già dall'anno scorso - sfoggia quel che sembra un giro di steel drums campionate dalle aleatorie atmosfere caraibiche. Anche gli altri brani già pubblicati in passato se la cavano egregiamente dimostrando che, oltre lustrini, copricapi di latta e dinosauri danzanti, l'hype era ben fondato; da notare quindi l'umida "Garden" in duetto con Luisa dei Lulu And The Lampshades o "You Need Me On My Own". Forse il pezzo più famoso, "Tapes & Money" spinge il pedale su un asciutto crescendo techno in bilico tra dubstep e nostalgia anni Ottanta per un risultato decisamente godibile, e così fan pure il martellante strumentale "American Dream Part II" e la fantastica "Stronger", che arriva condita da una miriade di rumorini glitch assortiti come una scatola di cioccolatini.
Decisamente anni Novanta la pompatissima "Your Love" che si avvale dei cori di una vera vocalist, mentre "Household Goods" riesce per un momento a tirar fuori delle impennate di synth perfette per far esplodere la folla danzante di un festival estivo. C'è anche posto per un vago tributo alla minimal con l'introversa "Solo", mentre "Panpipes" riporta ai sintetici ritmi tribali di M.I.A. e la breve "Fair" si muove su gassose eruzioni ambient.

"Trouble" è un disco tutt'altro che immediato, dal sound stratificato e forse un filo troppo lungo (ben 14 canzoni per un'ora abbondante di musica), condotto poi dalla vocetta segalitica di un tipo che si chiama Orlando Higginbottom. Ma per chi non disdegna qualche momento di raffinato tunz tunz con pretese artistiche superiori, il debutto di TEED è una piacevolissima creatura multiforme tutt'altro che estinta. Si può sudarlo dal vivo in qualche intenso Dj set, oppure sentirlo in cuffia nell'intima solitudine di una notte afosa durante la quale non si riesce a prender sonno. Solo il tempo potrà dire se TEED è riuscito nell'intento di creare un disco dance capace di resistere l'invecchiamento precoce che scorre naturalmente nel Dna del genere. Per il momento, però, si può confermare "Trouble" come uno dei dischi da ricordare nel 2012; un ascolto fresco, tanto sfaccettato e avvincente quanto garbato, perfetta colonna sonora per l'estate appena iniziata.

(04/07/2012)

  • Tracklist
  1. Promises
  2. Trouble
  3. Shimmer
  4. Household Goods
  5. Your Love
  6. You Need Me On My Own
  7. Panpipes
  8. Garden
  9. Solo
  10. Tapes & Money
  11. American Dream Part II
  12. Closer
  13. Fair
  14. Stronger


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