James Blake

James Blake

2011 (Atlas/ A&M)
art soul, electrowriter

Un'istantanea appena sfocata, la testa di un ragazzino che pare vibrare su se stessa, quasi a scrollarsi di dosso il peso di un'emozione, un'insostenibile pulsazione che reca al tempo stesso ansia ed eccitazione: è l'estetica a porre i primi indizi sul contenuto, come nella migliore delle tradizioni. Un'immagine che interpreta ad hoc le sensazioni tramutate in musica da James Blake, giovanissimo producer inglese dall'aria pettinata quanto basta per suscitare quel senso di tenero stupore in tutti coloro che non hanno ancora avuto modo di ascoltare i tre meravigliosi Ep sganciati lo scorso anno, acerbi premonitori di un talento appena sbocciato.
Ma la vocazione sonora di questo timido giovanotto si concretizza già nei primi mesi del 2009. In quel periodo, gli amici XX danno vita a uno degli esordi più delicati, introversi e meravigliosamente compiuti di recente nel panorama pop indipendente. Blake segue passo per passo la produzione del disco, e resta folgorato dall'impalpabilità intrinseca dei sample gestiti da Jamie Smith a tal punto da rettificare di sana pianta le prime bozze del proprio operato, deviando di scatto verso un'inaspettata essenzialità ritmica.
Così, lo sfondo dubstep diventa solo una maschera. Mentre la sostanza pare suggerire un minimalismo elettronico garbato, caratterizzato da inserti percussivi zigzaganti e intriganti commistioni piano/beat.

Il ragazzo aggiunge pochi ingredienti alla ricetta. Nelle sue articolazioni non c'è spazio per eventuali accelerazioni. L'urgenza espressiva è dettata da un'intimità soul che punta dritto al cuore. Regna il silenzio, la quiete. Lo scorrere del tempo assume una centralità assoluta. Nulla è diluito. Nulla è inutilmente protratto. Arduo finanche estrapolare eventuali paralleli. Se proprio dovessimo tirare in ballo dei nomi, salterebbero fuori diverse soluzioni a seconda dei momenti. Arthur Russell, innanzitutto. Così come il timbro vocale dirotta la memoria recente verso Antony Hegarty. Tuttavia, è l’assonanza ben celata con ritmiche dubstep poste come fantasmi dietro il sipario, a fornire linfa alla corteccia.

Il tip-tap obliquo da tappeto percussivo al piano sintetico di "Unluck" e il crescendo oculato con un'unica strofa in repeat di "Wilhelms Scream" mettono subito le cose in chiaro: siamo dinanzi a una teatralità minimale, mescolata a una recondita predisposizione verso costrutti melodici mansueti, ma pur sempre ricchi di spirito. Non ci sono veli da scoprire o trucchi da carpire. È la concisione strutturale a rendere il tutto incredibilmente ammaliante.


Al centro del piatto, la splendida "Limit To Your Love" di Feist è privata dei suoi estremi, spolpata nel nucleo e avvolta in un cumulo di bassi profondi e calde intonazioni. Blake manipola con grazia la propria ugola, modificandola a gocce. La prima parte di "Lindesfarne" scivola nell'ombra, prima che spunti un'andatura sorniona, atta a liquefarsi nel vuoto più totale.
L'introspezione è favorita da una pacatezza solo a tratti vibrante. In "Give Me My Month" è rievocato il Bill Withers più dimesso di "+'Justments". Con "To Care (Like You)" tornano a incendiare l'anima pause immacolate smorzate da battiti controllati, rallentati e strizzati in un secchio di beatitudine. In coda, la più che sopita invocazione gospel di "Measurements" culla i sensi polverizzandosi quasi senza disturbare.

Il futuro è James Blake.

27/01/2011

Tracklist

  1. Unluck
  2. Wilhelms Scream
  3. I Never Learnt To Share
  4. Lindesfarne I
  5. Lindesfarne II
  6. Limit To Your Love
  7. Give Me My Month
  8. To Care (Like You)
  9. Why Don't You Call Me
  10. I Mind
  11. Measurements

James Blake sul web