Zelienople

The World Is A House On Fire

2012 (Type) | slow-core, post-rock, psichedelia

Immerso nello shuffle narcolettico di "The Southern", Matt Christensen canta "I'm afraid to move", sostanzialmente confermando la volontà di restare nei paraggi, anche musicalmente parlando.
Il trio di Chicago prosegue, senza novità di rilievo, nella declinazione di uno slow-core dalle tinte psichedeliche e post-, profondamente malinconico e non lontano, come confermavano già le precedenti prove, da certi affreschi Talk Talk (quelli della seconda fase, ovviamente).

Con una voce che riecheggia lontana, avvolta da foschie magnetiche e attraversata dai suoi stessi riverberi, Christensen spinge queste pièce sfuggenti verso dimensioni sempre più diafane, la cui consistenza obliqua è amplificata da un basso che pulsa discreto nelle retrovie ("The Real Devil") o da qualche rintocco sparso dentro landscape sterminati, in cui ogni singolo suono sembra una scintilla di ghiaccio infuocato ("Chemist").

Intrigante è l'uso delle percussioni in "Island Machine" (in cui alle figure minimaliste delle stesse corrisponde una maggiore consistenza in fase di definizione melodica dello sfondo) e in "Colored" - un brano, quest'ultimo, che passa da momenti assolutamente incantevoli ad altri in cui l'inquietudine è mediata dalla coincidenza di sorgenti più o meno caotiche.
Purtroppo il disco perde decisamente consistenza negli ultimi due brani, assestandosi su posizioni fin troppo interlocutorie.

(05/07/2012)

  • Tracklist
  1. The Southern
  2. The Real Devil
  3. Chemist
  4. Island Machine
  5. Colored
  6. Old Dirt
  7. Out Of It
Zelienople su OndaRock
Recensioni

ZELIENOPLE

Hold You Up

(2020 - Miasmah)
Un coerente ritorno dopo cinque anni per il trio dell'inarrestabile Matt Christensen

ZELIENOPLE

Give It Up

(2009 - Type)
Tra abbandono e nostalgia, il nuovo dispaccio sonoro dalle terre incantate degli Zelienople

ZELIENOPLE

His/Hers

(2007 - Type)
Trasognato, impalpabile, alieno free-folk. Da Chicago

Zelienople on web