Bibio

Silver Wilnkinson

2013 (Warp) | ambient-folk

È inutile stare a spaccare il capello sulle sottili differenze tra il Bibio di "Ambivalence Avenue" e quello di "Mind Bokeh", per poi cercare di stabilire a quale dei due volti più noti del producer britannico si possa meglio accostare l'ultimo "Silver Wilkinson". La verità è che entrambe le ultime due prove avevano definito il miglior equilibrio possibile tra la sua leggerezza melodico-ambientale e le curiosità funk a cui il suo stile spesso cedeva, e il tutto era stato ben accompagnato da un tessuto ritmico intelligente, fatto di stimoli in break, affinità glo e stuzzicherie electro-pop.
La scelta di quest'ultimo disco invece è diversa e sposta il baricentro sulle suggestioni eteree dei giri di corda, in una prospettiva ambient più conservativa che si ricollega in realtà al Bibio prima fase, quello oggi meno conosciuto che a metà 2000 produceva gli album "Fi" e "Hand Cranked".

A sentire pezzi come "The First Daffodils", "Sycamore Silhouetting" o "You Won't Remember", sembra di ascoltare la stessa collezione di carillon che Baths aveva pubblicato qualche mese dopo "Cerulean" sotto il moniker Geotic: stessa assenza di gravità, stessa irreprensibile distanza da ogni distrazione sintetica, un'immersione nelle profondità introspettive dove, se non riesci a entrare nella massima sintonia, la prima cosa che noti è tutto quel che manca, dunque voci, ritmi e groove.
Elementi che comunque troviamo sparsi qua e là nel disco, nelle malinconie crepuscolari cantate di "Mirroring All", nel funk mellifluo di "You" e nel passo soft-house di "Look At Orion!", ma sempre secodo uno studiato understatement che vuol restare all'ombra dei propri riflessi emozionali.

Non si può affermare che sia un album povero di idee, qualitativamente insufficiente o esteticamente brutto, per carità. Ristabilire il contatto con le proprie capacità comunicative implicite è un percorso di tutto rispetto, e molti sentiranno affinità con quel che agli esordi avevamo amato negli XX (in "Wulf" troverete le stesse armonie in sottrazione). Qualcuno potrebbe dichiarare il risultato come esposto al rischio noia, e qualcun altro potrebbe ribattere che quello di abbandonarsi al piacere della completa pace mentale in un mondo frenetico come il nostro è un potere che hanno in pochi.
Certo, non c'è quell'energia di primo impatto che aveva conquistato nei due dischi precedenti, e nella linea evolutiva della sua discografia può esser visto come un ritorno alle origini, ma questo è difficile andarlo a spiegare a chi questo disco lo riterrà magico e celestiale. La ragione probabilmente sta in mezzo.

(25/06/2013)

  • Tracklist
  1. "The First Daffodils"
  2. "Dye the Water Green"
  3. "Wulf"
  4. "Mirroring All"
  5. "À tout à l'heure"
  6. "Sycamore Silhouetting"
  7. "You"
  8. "Raincoat"
  9. "Look at Orion!"
  10. "Business Park"
  11. "You Won't Remember..."
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