AA.VV.

Change The Beat The Celluloid Records Story

2013 (Strut)
funk, dance, hip-hop

La Strut si sta rivelando un’etichetta preziosa per il recupero di vecchie gemme, spesso dimenticate, della disco-music più alternativa e della musica da ballo meno ortodossa. Dopo i due volumi dedicati ai 12” “danzerecci” della gloriosa Factory, questa è la volta della storica Celluloid, etichetta francese fondata da Jean Karakos nel 1976, subito dopo aver chiuso la fondamentale BYG (chi conosce bene il free-jazz e l’avanguardia contemporanea, saprà di cosa si sta parlando).

La Celluloid ha rivestito un’essenziale importanza per aver cambiato radicalmente il concetto di musica “funk” e “disco” negli anni Ottanta. Si potrebbe dire che insieme alla Tommy Boy, Def Jam (di proprietà di Rick Rubin) e Sugar Hill (della Sugarhill Gang) ha gettato le basi per la musica ritmica dell’immediato futuro. I nomi più importanti (o, perlomeno, i più noti al grande pubblico) qui riuniti sono quelli di Bill Laswell, Ginger Baker (mitico batterista dei Cream, che propone una corposa “Dust To Dust”) e Richard Hell (qui presente in una curiosa veste funky, “Destiny Street”) ed Eugene Chadbourne in compagnia con Kramer negli Shockabilly (che eseguono una cover cubista di “Day Tripper” dei Beatles).
Le sorprese non sono quindi i Massacre, con il loro furioso funk d’avanguardia (“Killing Time”, dall’omonimo album), e Material (“I’m The One”, che cita il mega hit “Just An Illusion” degli Imagination), ma nomi più oscuri come i francesi Ferdinand (“Télé, Apres La Meteo”) e Mathematiques Modernes (“Disco Rough”, in territori italo-disco stile Alexander Robotnik), pionieri della minimal-synth come l’inglese Thomas Leer (l’ottima “Day Breaks, Day Heals”) e Nini Raviolette (“Suis-Je Normale”, sempre francese). Il chitarrista inglese Snakefinger è presente con “Living In Vain”, allucinato brano scritto in collaborazione con i suoi amici Residents, mentre la “Abele Dance” del sassofonista africano Manu Dibango viene sottoposta a un radicale remix.

World-music africana è quella avvolgente dei Toure Kunda (“Amadou Tilo”) e dei Bobongo Stars (“Koteja”). L’eclettismo della Celluloid non si esaurisce certo qui, dato che non mancano il dub spaziale di Winston Edwards & Blackbeard (“Downing Street Rock”), il funk urbano di Lightnin’ Rod (“Sport”) e tutte le possibili evoluzioni dell’hip-hop, cioè dal rap post-Sugar Hill Gang di Futura 2000 (“The Escapades Of Futura 2000”) all’electro hip-hop di Time Zone (“Wildstyle”, bella anticipazione dello stile di Mantronix) e virato alla Grandmaster Flash di Grandmixer D.ST (nome non scelto quindi a caso) con “Home Of Hip-Hop”.
Sempre Bill Laswell si ritaglia un cammeo sotto il moniker Deadline, dove in “Makossa Rock” sperimenta ciò che in quel periodo stava facendo nei dischi di Herbie Hancock, ovvero unire poliritmi africani con il breakbeat più eterodosso. Chiudono la raccolta il rock elettronico di Sapho (“Carmel”), i beat sostenuti di Bernard Fowler (“Odeon”, con lo zampino pure di Afrika Bambaataa) e di Fab 5 Freddy (“Change The Beat”). Dulcis in fundo troviamo la poetry urbana altamente politicizzata dei Last Poets (“Mean Machine Chant/Mean Machine”).
In due sole parole: ottimo compendio.

03/04/2013

Tracklist

Disco 1

  1. Day Tripper
  2. Killing Time
  3. Télé, Après la Météo
  4. Disco Rough [Long Version]
  5. Day Breaks, Day Heals
  6. Living in Vain
  7. Downing Street Rock
  8. Sport
  9. The Escapades of Futura 2000
  10. Wildstyle [12" Vocal Version]
  11. Makossa Rock
  12. Mbati
  13. Amadou Tilo

Disco 2

  1. Suis-Je Normale
  2. Destiny Street
  3. Carmel [12“ Mix]
  4. Dust to Dust
  5. Big Boss Man
  6. Harima
  7. Abele Dance [’85 Remix]
  8. World Destruction [Original 12" Mix]
  9. I’m the One [Dance Version]
  10. Home of Hip Hop
  11. Odeon [Dance Mix]
  12. Change the Beat [Male Version]
  13. Mean Machine Chant/Mean Machine