Crayola Lectern

The Fall And Rise Of...

2013 (Bleeding Heart Recordings) | psychedelic-orchestral-jazz

Crayola Lectern chi è costui? Un avventuriero innamorato dello swing, l’amico e discepolo del baronetto John Taverner, un multistrumentista annoiato dalle prevedibili lezioni di piano e incuriosito dalla bizzarria sonora di oboe e sax, o il trascinante bassista dei Map che alla fine decide di abbandonare tutto per le tastiere.
Senza dubbio Crayola Lectern è un inglese autentico, l’ironia e il surrealismo che emerge dal primo impatto con il suo esordio non lasciano dubbi: “The Fall And Rise Of…” è il tassello mancante tra la scuola della musica psichedelica e i funamboli del Canterbury sound.

L’artefice di questa meravigliosa illusione sonora (il suo nome è Chris Anderson) mette insieme un progetto ricco di armonia e lirismo, senza mai beneficiare dell’enfasi del vetusto rock, le fughe psichedeliche sono ricche di pregevoli intuizioni prog, ma è la materia classica e jazz a vincere sulle tentazioni pop.
Costruito con canoni più affini al classico che al rock, “The Fall And Rise Of…” modella una molteplicità di spunti e stili con toni sontuosi e scintillanti che ossequiano Wagner, Kevin Ayers e Robert Wyatt in “Old Magic”, per poi giocare impunemente con tracce di psichedelia alla Spacemen 3 e freak-rock alla Hawkind in “Trip In D” (un brano scritto nel 2006 e trasformato in una jam session per le esibizioni live).
I fiati di Alistair Strachan,  il piano intriso di jazz e le tastiere ondeggianti sono gli elementi primari di un’avventurosa sinfonia pop che agita le acque del musical in “Ultrasonicmetaglide” con un’agilità teatrale e orchestrale che cita Randy Newman e Van Dyke Parks in “I Forgot My Big Idea”, per poi accennare una melodia memorabile nella deliziosa “Billennia” su sfondi surreali e psichedelici che mettono insieme Julian Cope, Syd Barrett e Beach Boys.

Quello che stupisce è la profondità emotiva di questo infuso di stili, un astrattismo che usa colori e toni dal nobile passato artistico, prediligendo gli elementi più candidi e fragili.
Il delicato pop di “Slow Down” (che ha anticipato l’uscita) suona come un inedito di Burt Bacharach con Elvis Costello, uno slow-jazz malinconico e romantico che la voce calda e distratta di Chris Anderson sottolinea con disincanto e classe, mentre “Goldfish Song” regala un appassionante deja-vu della Londra dei Beatles (quasi una novella “Jealous Guy”) con una melodia tanto suadente e familiare quanto malinconica, dietro la quale si nasconde un’amara riflessione sulla vita e il suicidio.

La musica di “The Fall And Rise Of…” è una materia organica complessa e visionaria che si regge in piedi come un rassicurante Frankenstein sonoro, chi potrebbe dubitare della genuinità della fantasiosa e sontuosa neoclassicheggiante “Awesome View” o delle pregevoli citazioni dei Cardiacs in “Wholetoner”.
Anche la sfarzosa copertina, ricca di colori e sfumature, è baciata da un equilibrio di toni sorprendente e gradevole. Chris Anderson si confronta con la tradizione del pop orchestrale; quella in bilico tra commedia e cabaret di Peter Skellern nella pianistica “I Will Never Hurt”, quella più kitsch alla Liberace in “Combobulatory Explorations” e perfino la stimata tradizione delle colonne sonore di 007 in “Rise And Fall” senza mai suonare nostalgico o smisurato.

“The Fall And Rise Of…” è un album di memorie catturate prima che svaniscano definitivamente, una moltitudine di emozioni raccolte con la placida malinconia della saggezza.
Non a caso in “A Cortical Affair” Chris canta: "Quando i sogni passano e le facce allontanano, e i ricordi dei propri cari cominciano a svanire quando la luce brucia traccia di tutto, anche di quel volto familiare per tutta la vita, io ti amo così, cara", e lo fa rubando gli accordi a “White Christmas”.
Sembra quasi che l’autore usi la seduzione e l’incanto di una musica familiare e rassicurante per rendere più umana e delicata una riflessione spesso amara e violenta nei confronti di una politica che ha devastato la società, le parole dure dell’ultima track "Ultrasonicreprise (End Of Message)" completano infatti il suo profilo artistico sfaccettato e complesso.
Crayola Lectern è uno di quei nomi destinati a segnare nella memoria questo 2013.

(29/12/2013)



  • Tracklist
  1. Ultrasonicmetaglide
  2. Goldfish Song
  3. I Forgot My Big Idea
  4. Slow Down
  5. Wholetoner
  6. I Will Never Hurt
  7. Combobulatory Explorations
  8. Trip in 'D'
  9. Old Magick
  10. Rise and Fall
  11. Billennia
  12. A Cortical Affair
  13. Awesomne View
  14. Ultrasonicreprise
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