Edible Woman

Nation

2013 (Santeria) | psych-rock; alt-rock

Pensatela un po' come vi pare. Senza remore. Siate pure hipster, indie, post, trendy o quarandy per darvi un tono. Ma non fermatevi alle apparenze, bollando questo come un disco costruito a tavolino per saltare con un balzo il fosso. Non pensate a "Nation" come il disco dell'infamia o del consenso degli Edible Woman. Quello che ha ottenuto ("Chi sa come!", "Chi sa perché!" - come da arcinota italica cultura del sospetto) la distribuzione europea su Rough Trade. Quello di cui si è già interessato la stampa nazionale a ogni sua latitudine. Quello meno post-punk e più alternative-rock, con tutte le considerazioni da pub del caso a seguito.

Tutto il mondo è cambiato, figuratevi se non cambiavano gli Edible Woman che in undici anni di attività si sono concessi solo quattro dischi - e già piuttosto eterogenei tra loro. Infatti, come si evince fin dalla copertina (graficamente orribile come certe vesti prog di ultra-nicchia: questo sì, lo si può dire), il materiale sonoro affiora in superficie dopo almeno tre anni di "mutazione" nei quali la natura rock-psichedelica ha preso il sopravvento sull'indole post-punk dei primi dischi. Certo, chi si era abituato alla collaborazione drone-barrettiana con Lorenzo Stecconi dei Lento nel precedente "Everywhere At Once", oggi farà fatica a riconoscere la stessa collaborazione in brani tenui come "Heavy Skull" e "Safe And Sound". Roba da domenica pomeriggio, al confronto. Con tutto il rispetto per la cosiddetta musica da "post-sbornia", si capisce.

Eppure non si potrà disconoscere l'onestà intellettuale della band che, al di là delle proprie scelte artistiche, più o meno condivisibili, svetta nella capacità di comporre con la più grande complicità di tutte le parti chiamate in causa. Seppure assai diverse tra loro. Se a questo si aggiunge che "Nation" è stato registrato in un'unica totale presa diretta (da Mattia Coletti ai Vacuum Studio di Bologna e masterizzato da Rico dei Uochi Toki), il senso di empatico mistero evocato da questo disco svetta ancora più prepotentemente attraverso gli avvolgenti soundscape di chitarre, synth, organi, percussioni, voci sussurate e intrecci disturbati. Il tutto sulle tracce di Interpol ("Psychic Surgery"), Arcade Fire a braccetto con i Teardrop Explodes (o forse sarebbe più corretto dire il contrario, "Cancer") e Talking Heads d'annata ("A Hate Supreme").

Ok, magari "Nation" non sarà mai il nuovo "A Kind Of Blue" di Miles Davis, ma non crediamo abbia neanche mai preteso di esserlo. Perciò, state attenti a non farvi ingannare: se socchiudete beati gli occhi al momento giusto (magari proprio sulle note della title track) potreste decidere di non aprirli fino al termine delle note di un piano quasi orfano degli altri strumenti, nella conclusiva "Will".

(29/03/2013)

  • Tracklist
  1. Heavy skull
  2. Safe and sound
  3. Psychic surgery
  4. A hate supreme
  5. Cancer
  6. Money for gold
  7. Nation
  8. Call of the west/black merda
  9. The action whirlpool
  10. Will
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