Hexvessel

Iron Marsh

2013 (Svart) | psychedelic folk-rock, neofolk

Non è un mistero che gli Hexvessel abbiano un grande senso della scenografia; finora però non erano mai giunti a lambire i confini della rock opera, che invece sembrano suggerire nell’incipit di questo interessante Ep: un coro marziale intona incessantemente “This is the end of the world”. Da qui si sviluppano, al solito, le litanie pinkfloydiane di Mat "Kvohst" McNerney, imbevute di incapacitanti melme sonore quanto di improvvisi sprazzi bucolici.

A far la differenza rispetto a prima è una produzione insolitamente pulita, che, pur rendendo più piatto e inoffensivo il suo muro sonico, la rende però smagliante e vivida negli intermezzi più dettagliati. Vera e propria digressione fatata, fiabesca rispetto alla monolitica epica di “No Holier Temple”, con i suoi flauti, i suoi xilofoni, “Iron Marsh” attraversa stili e ambientazioni, mostrando le straordinarie doti di scrittura di McNerney.
Così “Don’t Break The Curse” passa dal neofolk recitato a una progressione allucinata, fino a perdersi in un’estasi prog; “Tunnel At The End Of Light (Redux)” si sviluppa liturgicamente, dall’invocazione iniziale al coro, all’omelia, fino alla soverchiante conclusione, tripudio d’organo e di florilegi chitarristici.

A completare questa densa uscita “corta” (per modo di dire) una piuttosto sorprendente cover di Yoko Ono (“Woman Of Salem”), che vede la band flirtare col pop, giocando con ironia con i clichè occultisti del genere (esemplare il giocoso refrain “Salem, Salem/Witches must be hunted”), e una teatrale, barocca “Superstitious Currents”.
Insomma, una delle poche band in circolazione, in area Svart e non solo, in grado di trascendere sé stessi e un genere; un’altra grande uscita.

(12/05/2013)



  • Tracklist
  1. Masks of the Universe
  2. Superstitious Currents
  3. Tunnel at the End of the Light (Redux)
  4. Woman of Salem
  5. Don’t Break the Curse
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