Il quinto lavoro full length per la formazione di Tampa, Florida si presenta come una tappa naturale della cavalcata alla ricerca della loro essenza e di un suono esclusivo, passando attraverso le strade già note del post-punk e dello shoegaze. La bassa fedeltà dei mediocri esordi di “Gone Are The Silk Gardens Of Youth” si trasformò ben presto, già in “(Strange Songs) In The Dark”, in un noise-pop consapevole, cercato fortemente, indirizzato e strutturato. Passato inosservato anche “Angels In The Station”, fu con “Children Of Desire”, anch’esso del 2012, che i Merchandise iniziarono ad aumentare la cerchia dei loro seguaci, arricchendo le fondamenta pop, post-punk e shoegaze di sintetiche armonie ambientali. Pochi brani, ma dalla grande intensità e dalla durata considerevole, non tanto però da appesantire l’ascolto.
In quest’ottica, “Totale Nite” diventa la normale affermazione di un sound confusionario, eppure sempre più personale, pur nelle sue reminescenze stilistiche, ma anche un’ovvia evoluzione (non ancora compiutamente esaurita), rafforzata dalla produzione di un certo Peter “Sonic Boom” Kember, chitarra e voce degli Spacemen 3, storici rappresentanti della neo-psichedelia anni Ottanta. La sua presenza si fa sentire da subito. L’album si apre con un fischio e un’armonica avvinazzata che richiamano le schizofrenie lo-fi di Beck, così come il pandemonio controllato dei Pavement per poi liquefarsi in una psichedelia irriverente ed esuberante (“Who Are You”), ma le caratteristiche tipiche dei Merchandise si faranno sentire compiutamente solo nelle fasi successive. Quando la voce di Carson Cox dipingerà melodie degne dei migliori anni Ottanta di morrisseyana memoria sopra tele british di pari età, dalle spigolature velatamente irregolari (“Anxiety’s Door”).
La lunghezza dei brani e il ripetersi ossessivo delle parole e della ritmica sembrano creare chimerici mantra (“Anxiety’s Door”) e non dispiacciono neanche i momenti più intimi, raccolti, lenti e passionali (“I’ll Be Gone”), nei quali la sempre presente musicalità si sposa con ambient e shoegaze, richiamando, anche se con maggiore chiarore e speranza, alcuni lampi del mai dimenticato “Deathconsciousness” degli Have A Nice Life.
Tutta la carica e la potenza post-punk e shoegaze si materializzano poco prima del finale, quando le ritmiche no-wave stile I Love You But I’ve Chosen Darkness si stagliano su sporchi fiati dal mordente fortemente glam (“Totale Nite”) prima di sciogliersi in un pop sporco ma ben distinto, pieno di melodia ma anche di ossessioni, di fragore, di fastidiosi inserti sonici e poi di anima e romantico candore (“Winter’s Dream”) come in un pericoloso sposalizio a tre tra shoegaze, dream-pop e slowcore, tra Slowdive, Low e Galaxie 500.
E la chiassosa chiusura dell’album suonerà a molti come il brusco risveglio da un sogno fantastico.
“Totale Nite” è per i Merchandise il mancato disco della maturità, non da intendersi in senso negativo. Ritmiche post-punk, chitarre shoegaze mai indiscrete e psych-rock, pause ambient e dream-pop, oltre a tanta melodia e a un’attitudine pop, ne fanno un pozzo inesauribile d’idee potenziali, nonostante i brani siano solo cinque, eppure è ancora troppo forte il legame con un passato vecchio di trent’anni. “Totale Nite” racchiude cosi tante cose che finisce per non essere un precisato punto d’arrivo, lasciando un considerevole numero di porte aperte e possibilità da sfruttare; se la sua grande personalità risiede in questa stessa irregolarità e disunità, è anche vero che si tratta di una soggettività contorta e non di un fluire unico e determinato del proprio essere. Eppure, come si diceva all’inizio, è innegabile il disinvolto passo avanti rispetto a “Children Of Desire”, cosi come la spontaneità con la quale i Merchandise hanno arricchito il loro sound senza rinnegarlo o stravolgerlo.
“Totale Nite” è esattamente l’album che ti aspettavi potessero realizzare i Merchandise, se in loro avevate riposto un minimo di fiducia.
10/06/2013