Mountain Goats

All Hail West Texas (reissue)

2013 (Merge) | songwriter, lo-fi

I wish the West Texas highway was a Moebius strip
I could ride it out forever
When I feel my heart break
da “Source Decay”

Come si fa a vivere? Ce lo chiediamo ogni giorno, di fronte alla fatica silenziosa di un orizzonte che sembra togliere il respiro. Ed è la domanda con cui si scontrano anche i personaggi evocati dalla penna di John Darnielle: “sette persone, due case, una moto e una struttura di accoglienza per adolescenti”, come recita il sottotitolo di “All Hail West Texas”. Tutti a dibattersi intorno a quell’unico, ineludibile interrogativo. Che subito ne porta con sé un altro, ancora più radicale: di che cosa abbiamo davvero bisogno per vivere?
Dopo dieci anni, i protagonisti di “All Hail West Texas” tornano a porre la questione in una maniera più vivida che mai: merito della ristampa rimasterizzata e ampliata del capolavoro lo-fi dei Mountain Goats, che vede la luce proprio per celebrare l’anniversario della pubblicazione originaria dell’album. Rinnovando il segreto di un disco nudo e palpitante quanto il mestiere stesso di vivere.

Un sibilo meccanico. Prima degli accordi scabri della chitarra, prima dell’eco metallico della voce, è quello il suono che annuncia “All Hail West Texas”. “Un suono dolorosamente crudo, che può essere considerato a pieno titolo come un secondo performer”. È il suono che accompagna tutti i dischi realizzati da Darnielle con il suo vecchio stereo portatile a cassette Panasonic RX-FT500. Boombox, lo chiamano gli americani. Tutta colpa di un microfono a condensatore piazzato troppo vicino al meccanismo delle cassette: lo scorrere del nastro diventa un sottofondo costante della registrazione, come il respiro di un organismo cibernetico.
È l’estate del 1999. Nella sua casa di Ames, Iowa, le giornate trascorrono solitarie per Darnielle: la moglie è a un campo estivo di hockey e lui segue un corso di orientamento che di lì a poco lo porterà a lavorare in un istituto psichiatrico. Al pomeriggio si piazza davanti al televisore e, tra una partita di baseball e qualche vecchio film horror, abbassa il volume per mettersi a registrare una canzone.
Il suo boombox non va più da un pezzo, tanto che l’ultimo lavoro targato Mountain Goats (“The Coroner’s Gambit”) l’ha realizzato usando per la prima volta un registratore a quattro tracce. Ma Darnielle prova lo stesso a farlo partire. E, inaspettatamente, il vecchio compagno si rianima. Segnando ancora una volta le canzoni del songwriter americano con il suo marchio inconfondibile: “Il suono di una macchina rimasta rotta troppo a lungo, che all’improvviso decide autonomamente di funzionare di nuovo, senza l’interferenza di riparazioni o veglie di preghiera”.

“All Hail West Texas” esce nel 2002 per una piccola etichetta di Austin, la Emperor Jones. Alla fine dell’anno, i Mountain Goats debutteranno tra le fila della ben più blasonata 4AD con il primo album realizzato dall’inizio alla fine in uno studio, “Tallahassee”. Ma “All Hail West Texas” non è semplicemente il canto del cigno del vecchio boombox di Darnielle: è un disco diverso da tutti gli altri capitoli dell’era lo-fi dei Mountain Goats. “È l’unico che rientra nella definizione di un tizio che registra da solo in casa sua”, spiega Darnielle. Un corpus di canzoni più che mai unitario e coeso, tutte incise nello stesso arco di tempo e tutte ambientate nel cuore del Texas, seguendo un filo rosso che negli album successivi assumerà i tratti del concept vero e proprio.
Quattordici brani registrati appena pochi minuti dopo essere stati scritti, nella migliore tradizione dei primi Mountain Goats: “Si può vedere qualcosa che sta nascendo, e quell’energia è insostituibile. Sono cose nuove appena venute al mondo quando le senti”. Istantanee acustiche spoglie e sgranate, declamate da Darnielle con l’urgenza di una confessione; racconti brevi per voce e chitarra costruiti intorno a immagini fulminanti, in cui le aperture melodiche (“Pink And Blue” su tutte) si fanno strada in maniera sempre più esplicita. Alla continuità dei toni fa eccezione solo “Blues In Dallas”, in cui Darnielle si accompagna con una tastierina Casio per dare vita a una sorta di impossibile gospel sintetico, dove la memoria dell’assassinio di Kennedy diventa lo spunto per un’ode universale alla vittoria sulla morte.

La nuova ristampa aggiunge sette outtake alla scaletta originale, in perfetta continuità con le atmosfere dell’album e scartate a volte per ragioni del tutto accidentali (come la brusca interruzione del nastro che si può sentire in un paio di tracce). Del resto, le cronache riportano di un’intera cassetta di brani esclusi da “All Hail West Texas”, gettata nella spazzatura da Darnielle in un accesso d’ira (“cosa che mi verrebbe da rimpiangere, se non fosse per il fatto che l’idea di un lavoro perduto e irrecuperabile ha uno sciocco fascino romantico per me”). Ma a fare la gioia dei fan sarebbe bastata anche soltanto la riscoperta di “Waco”, ispirata alla strage della setta di David Koresh nel 1993, già emersa in passato dal vivo e per la prima volta offerta nella sua versione originale.

I personaggi di “All Hail West Texas” sembrano sempre trovarsi sull’orlo di un baratro. Jeff e Cyrus, i due amici a cui è dedicato l’inno posto in apertura dell’album, hanno visto infrangersi il loro sogno di dare vita alla “più grande band death-metal di sempre a Denton”. William Stanaforth Donahue, il quarterback di “Fall Of The Star High School Running Back”, è finito dietro le sbarre dopo che un banale infortunio ha cancellato tutte le sue ambizioni.
Ognuno cerca qualcosa a cui attaccarsi, qualcosa in cui riporre ancora un brandello di speranza. La fiammante Kawasaki gialla e nera che appare come un’epifania di selvaggia libertà in “Jenny”. Vodka, case, gioielli e tutto quello che i protagonisti di “Fault Lines” si affannano a comprare per colmare il vuoto della propria vita. Un weekend alle Bahamas in cui cercare disperatamente di ritrovare la scintilla di un amore consumato dalla dimenticanza. “Tried to fight the creeping sense of dread with temporal things”, canta Darnielle sullo struggimento di “The Mess Inside”. Non è quello che cerchiamo di fare tutti, in fondo? Ma l’unica cosa da cui non si può sfuggire è il proprio riflesso nello specchio: “You cannot run/ And you cannot hide/ From the wreck we’ve made of our house/ From the mess inside”.
Che cosa resiste quando siamo spogliati di ogni illusione? Che cosa permane dopo che i nostri progetti sono falliti? Di che cosa non possiamo fare a meno per vivere? La risposta di Darnielle, nell’epilogo di “Absolute Lithops Effect”, ha la semplicità di chi tende la mano dopo una lunga stagione di bisogno, come un germoglio nel deserto: “A little water/ And a little bit of sunlight/ And a little bit of tender mercy/ Tender mercy”.

“Tape Travel Is Lonely”, proclama il titolo di una delle bonus track incluse nell’album (giocando con il “Time Travel Is Lonely” del vecchio amico John Vanderslice). Ma il viaggio del nastro di “All Hail West Texas” è rimasto tutt’altro che solitario: e il catartico “Hail Satan!” posto a suggello della parabola di Jeff e Cyrus è diventato il coro di schiere sempre nuove di adepti al culto dei Mountain Goats.
Il suo grazie, Darnielle lo rivolge proprio ai due protagonisti di “The Best Ever Death Metal Band In Denton”, incompresi e traditi per aver voluto inseguire lo slancio del loro desiderio: “per avermi permesso di conoscervi, per avere levato le vostre voci, e per aver rifiutato di arrendervi senza lottare”. E se nel 2013 un album registrato con un vecchio boombox può entrare al primo posto della classifica di Billboard, allora vuol dire che Jeff e Cyrus, nonostante tutto, non sono stati sconfitti.

(21/08/2013)

  • Tracklist
  1. The Best Ever Death Metal Band In Denton
  2. Fall Of The Star High School Running Back
  3. Color In Your Cheeks
  4. Jenny
  5. Fault Lines
  6. Balance
  7. Pink And Blue
  8. Riches And Wonders
  9. The Mess Inside
  10. Jeff Davis County Blues
  11. Distant Stations
  12. Blues In Dallas
  13. Source Decay
  14. Absolute Lithops Effect

Bonus tracks:

  1. Hardpan Song
  2. Answering The Phone
  3. Indonesia
  4. Midland
  5. Jenny (alt. take)
  6. Tape Travel Is Lonely
  7. Waco
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