Solex

Solex Ahoy! The Sound Map Of The Netherlands

2013 (Series Aphonos) | sound-collage, country-blues-wave

Due brevi apparizioni nel corso dell'ultimo decennio (l'ultima ormai già tre anni addietro, in compagnia dei coniugi Martinez e Spencer) hanno riportato un barlume d'attenzione, da parte degli appassionati di musiche altre, nei confronti di Liesbeth Esselink, l' “olandesina taglia e cuci” che col moniker Solex ha portato l'arte del collage sonoro ad altissimi livelli di efficacia e comunicazione pop. Erano però nove anni, dai tempi del gioiellino “The Laughing Stock Of Indie Rock” (diretto successore di un capolavoro imprescindibile dei Noughties quale è stato “Low Kick And Hard Bop”) che la non-musicista olandese non tornava con materiale esclusivamente a suo nome, con un saggio di quella creatività che a cavallo tra i millenni ha partorito quattro dischi di assoluto spessore.
Per “Solex Ahoy! The Sound Map Of The Netherlands”, la Nostra non si è lasciata sfuggire l'occasione di celebrare il suo ritorno sulle scene nel migliore dei modi. Pur adottando lo stesso metodo di sempre (e cioè un'accurata selezione e miscelatura dei campioni di partenza), è infatti quanto si nasconde dietro al prodotto finito, ben più che in altre occasioni, a rivestire grande importanza, concettuale ma ancor di più artistica, per quanto poi va a riversarsi nel disco. E se il titolo vi ha fatto suonare qualche campanello d'allarme, niente paura: siete sulla strada giusta.

Quest'ultimo lavoro non è infatti un mero tributo alla madrepatria, non è la semplice esternazione in musica del patriottismo della Esselink (ammesso che vi sia questo patriottismo, per altro), in un concept sulle dodici province in cui è suddiviso il territorio dei Paesi Bassi. Qui ci si spinge ben oltre, si entra nel tessuto primario dell'opera, si apprezza l'idea originaria in tutta la sua portata, e volendo, pure in tutta la sua diversità. Senza possedere, per ovvie ragioni, l'ambizione di Sufjan Stevens (ve lo ricordate tutti, il suo progetto di musicare i 50 Stati Uniti, vero?), ma con una profonda fermezza nelle proprie convinzioni, la Esselink, spostandosi solo per acqua, ha viaggiato in lungo e in largo per tutto il Paese, fermandosi e registrando musicisti locali appena avutane l'occasione.
Il risultato quindi non è un disco per l'Olanda, piuttosto è un disco dell'Olanda, inconsciamente protagonista e testimone di una coralità vivace, spigliata, briosa. E da questo apparentemente lieve scarto di preposizione cambia tutta la prospettiva: assenti i richiami alla tradizione (in fondo una svolta “folk” per un'operazione del genere poteva essere la scelta più naturale), eliminato del tutto il cantato dai pezzi (le poche voci che compaiono, rigorosamente in lingua madre, non azzardano una nota che sia una), il disco tratta i campioni come meglio ritiene, trasponendoli in contesti che della matrice originale conservano poco o nulla: l'ennesimo scardinamento della realtà che Solex effettua con assoluta nonchalance.

Poco sorprendano pertanto gli stacchi jazz che introducono all'ascolto di fanfare agresti quali “Friesland” oppure “Limburg” (che si abbandona poi in un arrembante swing d'antan), come anche le tentazioni wave che spuntano inavvertitamente da saggi country-blues quali “Groningen” e “Noord Brabant”. La Esselink si muove come più le piace, e la sua carriera le dà pienissima ragione: nonostante in quest'occasione forse si vada più di mestiere rispetto alle prove precedenti (ma un po' di ruggine, a dirla tutta, è pure legittima), e l'approccio non abbia più la freschezza eversiva di un tempo, l'artista sfodera ancora assi che Ariel Pink e sue copie sbiadite farebbero a gara per poter calare.

Coretti yé-yé immersi in tastierine psichedeliche, mentre tutt'attorno è festa (“Groningen”), deliziosi bubblegum per fisarmonica e schiamazzi di bambini (“Utrecht”), bizzarre commistioni tra funk e old-time (“Zuid Holland”) confermano infatti tutta la classe e l'esperienza di un'artista che anche in una ripartenza solista come questa trova comunque il modo di esprimersi con genuinità e una buona dose di creatività, pronta per nuove sfide (magari anche per quel percorso di produttrice, che, come scritto da firme ben più significative della mia, le calzerebbe a pennello). Per il resto, per un anno nel quale i collagisti (Jar Moff, Dean Blunt) hanno dato grandissima prova di sé, uno sguardo femminile alla materia è cosa buona e giusta, oltre che gradita.

(16/06/2013)

  • Tracklist
  1. Noord Holland
  2. Friesland
  3. Groningen
  4. Drenthe
  5. Overijssel
  6. Gelderland
  7. Limburg
  8. Noord Brabant
  9. Zeeland
  10. Zuid Holland
  11. Utrecht
  12. Flevoland


Solex su OndaRock
Recensioni

SOLEX

The Laughing Stock Of Indie Rock

(2004 - Discmeister / Wide)

Solex on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.