L’ozio rende liberi, così s’intitola questo disco formatosi pian piano, un bonsai frondoso e profumato, tra le stanze di casa, oasi di silenzio in cui lasciar vibrare a lungo le note. La Paradise Of Bachelors, etichetta ormai di riferimento per l’Americana “che conta”, mette sotto contratto un chitarrista e autore e turnista per Kurt Vile – e, a sentire le divagazioni laid-back di “Time Off”, si capisce da dove viene fuori il tutto.
Non serve altro, per scatenare la magia di queste jam pensierose, Wilson-iane nello spirito ma assai più erudite nella sostanza, figlie della passione di Gunn per Bert Jansch e per il folk psichedelico degli anni Sessanta in generale.
Gli arpeggi volteggiano per il cranio come ossessioni (“Trailways Ramble”), lasciando appena lo spazio al sordo tonfo delle percussioni e a una breve voluta di “ponticello” (un violoncello più esile) di interloquire con questa prepotente visione orogenetica. Oppure si dispiegano in un dorato balletto rusticano (“Water Wheels”), che ricorda anche i Red House Painters più Malick-iani, o si esibiscono in una danza dinoccolata (“New Decline”).
Un disco preziosissimo, raro, per eleganza e consapevolezza dei mezzi, anche se privo di qualcosa di veramente grandioso e sorprendente a livello espressivo e compositivo.
30/07/2013
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