YOUNG KNIVES - Sick Octave

2013 (Gadzook)
alt-pop, experimental

Il cambio di prospettiva per i Young Knives è foriero di interessanti novità per il pop-rock inglese: lo stato di perenne promessa e le ingannevoli lusinghe delle sempre più impreparate case discografiche ha spinto i ragazzi di Leicestershire ad una virata definitiva verso una musica più sperimentale e matura. Autoprodotto e registrato in piena autonomia, “Sick Octave” è ancora una volta un album di buone pop song, ma il vestito creato dalla band è più articolato e meno mainstream.

La complessità degli arrangiamenti e le coordinate irregolari di alcune soluzioni melodiche non sempre risultano gradevoli o accattivanti, ma è proprio questa più intensa mistura di armonie inquiete e rock frastagliato il dato più interessante del loro quinto album (includendo anche il mini d’esordio). L’imprevedibilità dà vita a raffinate gemme che superano i confini del pop per entrare nel territorio esplorato dai Blur nel loro omonimo album del 1997, il coraggio e l’azzardo violentano le attese dei loro fan, citando ambiziose pagine dei Radiohead e dei Talking Heads.

Un’esplosione di synth e fiati apre le danze con “Owls Of Athens”, mettendo insieme rock elettronico tedesco e britpop, ma basta attendere il soul-beat della splendida “We Could Be Blood” per sentirsi attraversare da un brivido intenso: è come se il gruppo avesse ascoltato trent’anni di musica Motown per poter dare fisicità alle loro emozioni. Le metamorfosi sonore di “Something Awful” prendono poi spunto dalle sofferenze del nonno colpito dall’Alzheimer, tra frenetiche tracce di krautrock, hard-rock e funk alla Gang Of Four, ed è solo una delle tante gemme nascoste di “Sick Octave”.

In “All Tied Up” il gruppo mette insieme afro-rock alla Talking Heads, tracce di post-rock e ambizioni hard-blues con una padronanza lodevole, mentre “Green Island Red Raw” crea amorevolmente disordine nell’art-rock, un giochino avantgarde che non riesce del tutto invece in “Score” e “Bed Warmer”.

Il fascino maggiore del nuovo album resta quella straniante sensazione che pervade ogni traccia: che sia il pop ossessivo di “White Sands”, il gelido post-rock della superba “Present Columns/Default Comets”o le complesse ritmiche della mesmerica “Bella Bella” i Young Knives non perdono smalto, e riescono perfino a riesumare i Sex Pistols in “Marble Maze”, dimostrando che la loro attitudine pop è a un passo dall’autodistruzione, la stessa che sembra accompagnare il nostro presente.

15/01/2014

Tracklist

  1. 1. 12345
  2. 2. Owls Of Athens
  3. 3. We Could Be Blood
  4. 4. All Tied Up
  5. 5. White Sands
  6. 6. Something Awful
  7. 7. Preset Columns/ Default Comets
  8. 8. Bella Bella
  9. 9. Marble Maze
  10. 10. Green Island Red Raw
  11. 11. Score
  12. 12. Bed Warmer
  13. 13. Maureen

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