I californiani Gardens & Villa si erano distinti nel 2011 per la loro proposta raffinata e ricca di rimandi al miglior synth-pop americano degli ultimi anni. Ne era uscito un esordio convincente e in grado di lasciarci con diverse aspettative su questo sophomore. Edito da Secretly Canadian esattamente come il precedente, “Dunes” è un nuovo centro per la band capitanata dal frontman Chris Lynch. Prodotto da Tim Goldsworthy (questo nome dovrebbe far scattare un campanello ai seguaci della DFA), “Dunes” segna una leggera svolta stilistica nel suono del quintetto di Santa Barbara.
Grazie alla loro varietà strumentale, nella quale spicca anche l’utilizzo del bansuri, vero marchio di fabbrica di Lynch, oltre a certi excursus in falsetto alla Chris Martin prima maniera, i Gardens & Villa ridanno linfa a un genere che corre scientemente il rischio di adagiarsi su se stesso a ogni pubblicazione.
Rispetto all’esordio omonimo di tre anni fa, dove l’approccio lo-fi la faceva da padrone, i passi avanti compiuti sotto l’aspetto della produzione sono evidenti: voce e suoni appaiono più chiari e “ripuliti”.
Impacchettati nella veste electro che Goldsworthy ha confezionato su misura, i loro brani risultano più diretti e graffianti nell’approccio, con il singolo “Bullet Trains” (“the young die young/ if they work too hard”) che rappresenta il perfetto biglietto da visita. “Colony Glen” è un pezzo orecchiabile dal forte richiamo 80’s, con un incedere à-la Depeche Mode scandito dai synth profondi.
Il meglio la band californiana lo offre indubbiamente negli episodi più energici, “Thunder Glove”, “Echosassy” e “Avalanche”, sparsi sapientemente lungo la tracklist per mantenere viva l’attenzione. Al contrario, nonostante l’ottima piano-ballad “Chrysanthemums”, lieve e malinconica grazie anche alla partecipazione di una voce femminile, i momenti dove il ritmo rallenta sono anche quelli dove i Gardens & Villa paiono essere meno a loro agio.
Proprio questi sbalzi nella scaletta fanno sì che “Dunes” alla lunga perda parte del proprio appeal, con la seconda cinquina di canzoni non così convincente in fase di scrittura rispetto ai brani della prima metà. I margini per realizzare qualcosa di veramente grande in futuro ci sono comunque tutti; per ora, ci si può invece accontentare di una convincente conferma.
12/02/2014