Pere Ubu

Carnival Of Souls

2014 (Fire Records) | art-rock

Con “Carnival Of Souls”, horror B-movie diretto da Herk Harvey nel 1962, David Thomas si era già confrontato nel 2011 quando, su richiesta del London East End Film Festival, aveva provato a sonorizzarne alcune scene. In seguito, avrebbe coinvolto nel progetto gli altri Pere Ubu, sviluppando sonorità che, allontanandosi dagli stilemi ballabili di “Lady From Shanghai”, finivano per ritornare con più convinzione alle origini della loro epopea. Dei primi giorni, ormai lo sappiamo, resta comunque il solo Thomas, orco buono che continua a dominare la scena con la sua voce strascicata, abulica, aliena. Intorno, la sovrastruttura elettronica, pur essendo meno densa rispetto ai più recenti lavori, fa da collante per gli sviluppi mediamente sbilenchi e grotteschi di un art-rock inquieto e scostante, articolato tra rigurgiti di “danze moderne” (come quelli che propellono l’iniziale “Golden Surf II”), nenie post-punk come girotondi dementi (“Bus Station”) e numeri più sinistri, attraversati da ataviche paranoie (“Drag The River”) o trasformati in delicati incubi cameristici rimestati con riflessi noir (“Visions Of The Moon”).

E’ un disco che fotografa una formazione mediamente ispirata, anche se la qualità media dei brani è lontana anni luce dalle vette dei giorni migliori. In ogni caso, ogni loro disco riesce sempre nell’impresa di fermare il tempo, generando un cortocircuito spazio-temporale, che induce a fare due conti sull’evoluzione, il presente e le sorti prossime venture del rock “colto” o comunque lo si voglia chiamare.
Non convincono, in ogni caso, i dodici minuti di “Brother Ray”, una dissertazione che tradisce fin troppo il retroterra improv su cui sono cresciuti questi brani. Altrove, invece, pur facendosi più astratti (“Dr Faustus”), riescono a mantenere intatta una discreta dose di angoscia “costruttiva”, procedendo, quindi, verso notturni deliqui in orbita jazz (“Road To Utah”, con una intro probabilmente memore di quella di “This Is Radio Clash” di Joe Strummer & co.), ipnosi Tom Waits scandite dal minaccioso tema del film (“Carnival”) e addirittura la love-song "Irene", talmente languida che, per un attimo, si ha l'impressione di essere stati catapultati tra i solchi di un altro disco...

(06/09/2014)

  • Tracklist
  1. Golden Surf II
  2. Drag The River
  3. Visions Of The Moon
  4. Dr. Faustus
  5. Bus Station
  6. Road To Utah
  7. Carnival
  8. Irene
  9. Brother Ray



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