Petrels

The Silver Chimney Club / Wat Tyler

2014 (Denovali) | electroacoustic ambient, post-industrial

Accantonata per sua stessa ammissione in via probabilmente definitiva l'esperienza Bleeding Heart Narrative, Oliver Barrett c'ha messo poco meno di un anno a trasformare Petrels da mezzo side-project ad alter-ego unico del suo percorso musicale. La partnership d'eccezione con Denovali ha sicuramente favorito la maturazione di uno degli act più interessanti della scena elettronica attuale, che in un tempo decisamente breve è riuscito a equilibrare le sue variopinte peculiarità (l'eredità post-rock, una matrice synth-ambient, l'amore per le scorie elettroacustiche in gusti assortiti e la tendenza alla dilatazione in chiave minimalista) in un tutt'uno personale e pure difficilmente catalogabile.

Il processo di ispessimento della corteccia sonora ha corrisposto a un'esplosione culminata nell'uscita di ben tre album nel giro di nemmeno un anno: l'accoppiata “Onkalo”-“Mima” e oggi questo “The Silver Chimney Club/ Wat Tyler”, che raccoglie due lunghe composizioni risalenti al periodo di mezzo tra i due predecessori. I brani erano in realtà già stati resi disponibili qualche mese fa in download digitale per circa due settimane, prima di arrivare ai banchi dell'etichetta tedesca e trovare collocazione nel suo sempre più ampio e lodevole catalogo. Si tratta dunque, questa volta, di una sorta di side project interno al marchio Petrels, una concessione che Barrett ha voluto farsi nel tentativo di esplorare terreni esterni alla sua già variopinta tenuta stilistica.

“The Silver Chimney Club” è una sorta di requiem elettronico scritto in occasione della morte di Ernest Barrett, nonno paterno del musicista ed ex-ingegnere con un passato lavorativo quasi cinquantennale trascorso fra le industrie siderurgiche e petrolchimiche. Per l'intera prima metà, dunque, l'impressione è quella di ascoltare un quadretto di rumorismo post-industriale alienante ma mai sopra le righe, un flusso in grado di scorrere a capo chino in silenzio. Il tutto prima di trasformarsi, nella seconda metà, in litania dimessa e sentita a base di lacrime sintetiche e schizzi elettroacustici, muovendosi però di nuovo con una circospezione forse eccessiva. Quasi come se in questa gita fuori sede la curiosità avesse per scomoda compagna una minima dose di timore.

Il più originale concept dietro “Wat Tyler” si riferisce invece alla rivolta contadina inglese del 1381, dal cui leader prende anche il nome, ponendosi in parallelo come un inchino alla volontà di cambiamento sociale dell'epoca, un omaggio alle vittime della sanguinosa repressione che seguì la rivolta stessa e una denuncia sulla persistenza, sette secoli dopo, delle problematiche che portarono a quel moto. Il clima si fa decisamente più disteso con i synth intenti a prodursi in bagliori intermittenti e dagli strati multipli, contrappuntati da spruzzi elettroacustici in una miniatura decadente e decisamente più suggestiva. Due facce che confermano ad ogni modo la validità di un progetto la cui (già frenetica) ascesa verso i piani massimi dell'elettronica sperimentale guadagna ulteriormente velocità.

(05/05/2014)

  • Tracklist
  1. The Silver Chimney Club
  2. Wat Tyler
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