BRUCE SPRINGSTEEN - The Ties That Bind: The River Collection 1980-2015

2015 (Columbia)
rock, songwriter

Ottobre 1980. A due anni di distanza dall’asciutto e spettrale “Darkness On The Edge Of Town”, Springsteen lancia sul mercato un doppio album – formato non comune all’epoca – incentrato su un sound classicamente rock. “The River” otterrà un grande successo, trainato dal singolo “Hungry Heart” e ispirato dalla buona vena di Bruce che, mai più come allora, sembrava trasformare in oro tutto ciò su cui metteva mano.
L’album sorprese, e sorprende ancora oggi, per la schiettezza con cui si erge a manifesto del percorso umano e professionale dell’artista e per l’apparente facilità con cui condensa in venti tracce le varie sfumature del rock americano. Un album divertente, che sprigiona energia pura, ma lascia già intravedere quello squarcio di profonda malinconia che porterà il cantautore, smarcandosi dalle luci della ribalta, alla scrittura del successivo “Nebraska”.

Trentacinque anni dopo, la carica emotiva di quel periodo fatto di sogni e illusioni torna a farsi sentire nitidamente con “The Ties That Bind: The River Collection”, un cofanetto che – come accaduto per “Born To Run” e “Darkness” – celebra la memoria di una poetica più che di un album; che ci ricorda come ci siano stati degli anni, a cavallo tra la fine dei 70 e l’inizio degli 80, in cui la penna di Bruce Springsteen creava senza soluzione di continuità e la E-Street band suonava dannatamente compatta e affiatata. A impreziosire la versione rimasterizzata dell’album altri due cd: “The River: Single Album” ci ripropone quello che, originariamente intitolato “The Ties That Bind”, era nelle intenzioni il seguito di “Darkness” ma che mai vide la luce; “The River: Outtakes” mette insieme una scorpacciata di pezzi scartati dall’editing definitivo dell’album.
Il primo, circolato per troppo tempo sotto forma di bootleg e ora finalmente valorizzato da un sonoro rivisto e corretto, è un album a sé stante che però non convince quanto il definitivo. Saggia decisione perciò quella di non pubblicarlo all’epoca, ma “Cindy” è un piccolo gioiello, “Be True” soddisfa pienamente, e le differenti versioni qui presenti di “Stolen Car”, “The Price You Pay” e “You Can Look (But You Better Not Touch)” si lasciano apprezzare. Tra gli “Outtakes”, accanto a brani già conosciuti quantomeno dai seguaci del Boss, ben undici inediti, tra i quali si nascondono valide canzoni come la sognante “The Time That Never Was” e “Night Fire”. Il tutto a testimoniare, ancora una volta, quanto severa e chirurgica fosse l’operazione “taglia e cuci” del giovane Springsteen, guidato dall’intransigenza nel voler presentare opere logiche e in linea con la trama dall’inizio alla fine.

Ciò detto, veniamo al principale motivo per cui vale la pena farsi questo regalo: le registrazioni, che sorprendono per l’ottima qualità di audio e video, dello storico concerto di Tempe del 1980. Springsteen e la sua band, pur regalando live indimenticabili ancora oggi, non raggiungeranno più quelle vette. Abbinate a quelle del tour del ’78, queste performance ci restituiscono l’essenza stessa della musica del cantautore del New Jersey, della sua energia, del ruolo di Steven Van Zandt, Clarence Clemons e compagnia. La voglia di evasione, di crescere ma di non invecchiare, di cercare una risposta, di conoscere sé stessi attraverso le storie di altri.
Questa è l’essenza stessa della musica di Bruce Springsteen che, come da lui stesso spiegato nel docu-film presente all’interno del box set, in “The River” aveva raggiunto una sua forma più matura: “Quando arrivi a trent’anni, inizi a operare nel mondo degli adulti, ti confronti con temi importanti come l’amore, la morte. Ho sentito l’esigenza di trasformare tutte queste idee in cose pratiche. Sentivo che se non l’avessi fatto mi sarei perso, sarei scomparso per sempre…per la prima volta ho scelto di scrivere in modo narrativo, entrando nella vita delle persone. Era un mistero per me come la gente potesse riuscire a farsi avanti nella vita.”

C’è tanto in questa massiccia riedizione, e se non tutto risulta necessario è altrettanto vero che nulla risulta superfluo. Ogni tassello concorre a spiegare approfonditamente un’epoca, un percorso, il momento nella carriera di questo artista in cui le speranze di “Born To Run” e la rabbia giovane di “Darkness” fecero spazio alla disillusione di “The River”.

31/12/2015

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