Girl Band

Holding Hands With Jamie

2015 (Rough Trade) | noise-rock, post-punk

È Dublino la città di provenienza di uno degli esordi più ruvidi e chiacchierati di questa seconda parte di 2015. Esordio sulla lunga durata, per la precisione, poiché il quartetto formato da Dana Kelly (voce), Daniel Fox (basso), Alan Duggan (chitarra) e Adam Faulkner (batteria), attivo dal 2011, aveva già disseminato vari Ep e demo in giro per la Rete in questo lustro “preparatorio”. Piccoli bocconi che tuttavia non lasciavano presagire la furia sghemba e rumorista di questo primo album, licenziato con il bollino Rough Trade ben in evidenza.

Se le pubblicazioni della prima ora portavano la bussola dei quattro dubliners verso quelle sonorità che convenzionalmente etichettiamo sotto la dicitura post-punk, non senza disdegnare qualche puntatina in territori noise, “Holding Hands With Jamie” va decisamente oltre: non soltanto dotandosi di forti influenze post-hardcore, ma anche e soprattutto rendendo i trentotto minuti dell'album un abbacinante dedalo di urla sgraziate, riff corrosivi, deviazioni industriali, sezioni ritmiche muscolose che imperversano senza condurre da alcuna parte. Quattro anni di tempo per dare infine vita a un Lp che viene registrato in appena tre giorni, spazzando via ogni ombra di raziocinio per fare leva soltanto sull'urgenza espressiva, in una formula debitrice degli immancabili Mission Of Burma e Husker Du, ma anche dell'apatico furore degli Iceage e della schizofrenia no-wave dei Liars.

Lasciate per strada le regole della forma-canzone, stracciato ogni possibile canovaccio, i Girl Band si lasciano guidare dalle farneticazioni di Kelly in un tragitto irto di spigoli rumoristi e intermezzi luciferini, buoni soltanto a incamerare una rabbia sempre pronta a deflagrare di nuovo.
Le bordate sonore di “Umbongo” sono l'intimidatorio, selvaggio benvenuto in un itinerario che si carica via via di connotazioni noise (“Pears For Lunch”), spettri industriali (“Paul”, a mezza strada tra Nine Inch Nails e Suicide), sconnesse ballate metropolitane (“In Plastic”, “Texting An Alien”), fino a giungere alla summa espressiva di questa opera prima, “Fuckin Butter”, una bomba a orologeria di quasi otto minuti costantemente sul punto di saltare in aria.
In fondo alla scaletta, “The Witch Dr.” riassume l'idea di punk della formazione irlandese: metronomo impazzito, urla scomposte, la materia che si dissolve nel caotico finale.

“Holding Hands With Jamie” è un disco grezzo, spesso debordante, volutamente imperfetto e “sporco”. In altre parole, il manifesto di un gruppo che non intende sottostare ad alcuna regola prestabilita.

(15/10/2015)

  • Tracklist
  1. Umbongo
  2. Pears For Lunch
  3. Baloo
  4. In Plastic
  5. Paul
  6. The Last Riddler
  7. Texting An Alien
  8. Fucking Butter
  9. The Witch Dr.
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