Nei tre anni che separano “Abyssal Gods” da “Abominamentvm”, gli Imperial Triumphant si sono lentamente assestati, anche sulla scorta dell’Ep “Goliath”, su posizioni più
death-oriented, passando da un
black-metal sperimentale in quota
Deathspell Omega a una variante scurissima e claustrofobica del “metallo della morte”. Tuttavia, se si pensa che a bordo ci sono due membri dei
Pyrrhon (Alex Cohen alla batteria ed Erik Malave al basso), questa mutazione non sorprende più di tanto e, anzi, finisce per rendere le cose molto più interessanti.
“Abyssal Gods” è, infatti, un disco che ci presenta un quartetto ancora più incisivo e creativo, capace non soltanto di declinare arcigne dichiarazioni di guerra, ma anche pronto a evocare trascendenze ostili (la parte introduttiva della
title track, l’interludio dark-ambient sinfonico di “Celestial War Rape” e quello cameristico di “Vatican Lust”) o, all’occorrenza, capace di avventurarsi in una jam di free-jazz con tanto di
cluster pianistici e putiferi di corde (“Metropolis”).
L’amore per le dissonanze e le abrasioni devianti conducono invece il quartetto sulla strada della perdizione, lì dove c’è da fare i conti dapprima con una baruffa ipercinetica di accumulazioni parossistiche, aperture orchestrali e psichedelia malaticcia (“From Palaces Of The Hive”), poi con una “Krokodil” che trasferisce la lezione dei
Portal in una gelida architettura oltretombale e, quindi, con le scansioni meccaniche e i fuoribordo
Gorguts che trasformano “Dead Heaven” e “Twins” in congegni altamente drammatici.
Quando, invece, la schizofrenia invade gli amplificatori, “Opposide Holiness” finisce per tirare in ballo anche i
Cephalic Carnage degli esordi, mentre la scurissima immersione nell’acido/acciaio di “Black Psychedelia” trionfa con un assolo spaziale di Ilya Goddessraper.
L’album è prodotto dal solito, ineccepibile
Colin Marston.