Sacri Cuori

Delone

2015 (Glitterbeat) | soundtrack

Tra la Romagna e il West, parafrasando Guccini, ma con sosta obbligatoria in Sudamerica e aperitivo vista spiagge della Costa Azzurra. Il quarto capitolo discografico dei Sacri Cuori (il progetto del polistrumentista Antonio Gramentieri del quale fanno parte in pianta stabile Diego Sapignoli a batteria e percussioni e Francesco Giampaoli al basso) è esattamente questo, un ulteriore giro del mondo vissuto attraverso uno schermo cinematografico, un crogiolo di languori teoricamente distanti ma tenuti insieme dalla stessa patina di malinconia retrò, dalla medesima volontà di omaggiare le colonne sonore dei migliori compositori prestati alla settima arte.

Va pur detto, per onestà intellettuale, che i romagnoli sono stati tra i primissimi a rispolverare e poi cavalcare la rinnovata passione per le soundtrack d'antan, filone ormai prolifico all'interno della cosiddetta scena indipendente italiana. E quando la voce fuori campo afferma “è indubbiamente vero che adesso va di moda nuovamente questo sound all'italiana”, all'inizio de “La Marabina”, è probabilmente a questo che alludono, magari con un poco di autoironia, i Sacri Cuori. I quali, per inciso, non si sono certo fatti mancare collaborazioni a vario titolo con stelle del calibro di Joey Burns, Mark Ribot, John Parish, Isobel Campbell, Hugo Race. Ai quali, in Delone, si vanno ad aggiungere la voce sinuosa di Carla Lippis e le mani esperte di Evan Lurie, Howe Gelb e Steve Shelley, oltre al già citato Marc Ribot.

I riferimenti, insomma, sono gli stessi di “Rosario”, ma le canzoni sembrano più a fuoco e c'è un rinnovato spirito pop a rendere scoppiettante una materia che altrimenti rischierebbe di citare se stessa (oltre ovviamente a tutto il resto). La smaliziata title track “Delone”, ad esempio, torna a solleticare l'immaginario western, ma attraverso lo sguardo contemporaneo e furbetto di un Quentin Tarantino. Oppure “Snake Charmer”, un miraggio Gainsbourg-iano nella calura del deserto. E se gli ammiccamenti dal retrogusto noir de “Una danza” suonano un tantino stiracchiati e consunti, d'altro canto il Sudamerica speziato di dolce vita felliniana in “La Marabina” (come se Nino Rota fosse nato a Città del Messico) è la carta migliore di questo mazzo. Una commistione, questa, riproposta con risultati inferiori – benché comunque interessanti – in “Seuls Ensemble”, un tango argentino ascoltato in un lounge bar di Saint Tropez.

“Madalena” immerge entrambi i piedi nel Mediterraneo, “Cagliostro Blues” assomiglia a una versione picaresca di Nicola Piovani. Interessante anche la strumentale “Billy Strange”, cullata dagli arpeggi di una chitarra acustica.
In bilico sul sottile filo tra operazione filologica e mero esercizio di stile, i Sacri Cuori confezionano un disco con un'anima, capace di interloquire con l'ascoltatore e di sospingerlo lontano, nella memoria e nello spazio: fino a dove, sta a quest'ultimo deciderlo.

(01/06/2015)

  • Tracklist
  1. Bendigo
  2. Una Danza
  3. La Marabina
  4. Snake Charmer
  5. Delone
  6. Belly Stranger
  7. Portami Via
  8. Seuls Ensemble
  9. Madalena
  10. Dancing (On The Other Side Of Town)
  11. Cagliostro Blues
  12. Serge
  13. El Comisario
  14. Dirsi addio a Roma
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