Sycamore Age

Perfect Laughter

2015 (Santeria) | alt-rock, psych

A partire da un nucleo di tre personalità, Francesco Chimenti, Stefano Santoni e Davide Andreoni, gli aretini Sycamore Age aggiungono un piccolo stuolo di competenti polistrumentisti, Luca Cherubini, Samuel Angus McGehee, Nicola Mondani, Franco Pratesi. L’ensemble è così in grado di modellare con scintillante maestria elementi estranei a buona parte della musica pop-rock italiana nel debutto “Sycamore Age” (2012). Le loro composizioni impervie dalla costruzione barocca Mercury Rev-iana (“Binding Moon”) alternano armonie vocali a ballate lamentose, arrangiamenti d’archi e contorni elettronici, una ricetta non dissimile dai primi Akron Family, e raggiungono pure una nuova forma di sciamanesimo (“My Bifid Sirens”).

Dopo un irrilevante mini-cd di remix (“Remixes/Reworks”, 2014), i Sycamore impartiscono un altro saggio di ricerca canora e timbrica con “Perfect Laughter”.
“7” è una sarabanda circolare, percussiva e cacofonica resa ancor più surreale da un coro con fanfare sullo sfondo. La ballata per piano vintage di “Noise Of Falls”, dapprima una rilettura solenne e liturgica di un pop alla John Lennon, concerta un più originale kammerspiel per percussioni metalliche e archi sospiranti. “Drizzling Sand” è un vero e proprio miraggio, costruito o meglio soffiato da un canto sospeso e arrangiamenti cangianti, un bolero di suoni allucinati e cori da pub.

Per spiritosaggine spicca tra tutte forse “Frowning Days Odd Nights”, barrelhouse incupito da cori di spettri e silofono formicolante, ma “Monkey Mountain” richiama splendidamente la svanita follia cosmica Barrett-iana di “Astronomy Domine”, e la più concisa “Dalia” richiama la naivetè dei primi Soft Machine (l’ancor più breve “Diorama”, neanche due minuti, è un delirio para-sinfonico minimalista).
Irrisolta ma sempre impeccabile (notare con che classe violini dissonanti compaiono dal nulla) è “Cheap Chores”, sorta di versione industriale dei Radiohead, ma è subito redenta dal dulcimer marciante con battimani, sostituito da un concertino di sgangherati fiati minimalisti, di “In The Blink Of An Eye”, mentre un coro continua a piangere disperso nel mezzo, sorta di versione “soft” dei Magma.

Laddove brilla, e i momenti entusiasmanti non sono pochi, è un piccolo capolavoro di elegante postmodernismo. Una monumentale disinvoltura a composizione e arrangiamento lega l’opera; a parte i colori sgargianti, le dosi aggiuntive di rumore, le architetture bislacche, appare in controluce anche una visione capovolta del mondo e della natura. Anche gli apporti di Mariel Tahiraj (violino), Simon Chiappelli (trombone) e Daniel Boeke (clarino basso) si fanno sentire. Co-prodotto con Woodworm.

(20/02/2015)

  • Tracklist
  1. 7
  2. Noise Of Falls
  3. Dalia
  4. Drizzling Sand
  5. Frowning Days Odd Nights
  6. The Womb Of Nowhere
  7. Diorama
  8. Behind The Sun
  9. Cheap Chores
  10. In The Blink Of An Eye
  11. Monkey Mountain
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