Wooley/ Rempis/ Niggenkemper/ Corsano

From Wolves To Whales

2015 (Aerophonic) | free-jazz

È stata attribuita a Jelly Roll Morton la massima che definisce il jazz come “una scusa per suonare ciò che si vuole”. Da Ornette Coleman in poi, dunque, la corrente free ha oscillato tra le varie gradazioni con le quali i musicisti hanno preso – più o meno alla lettera – questo assunto. I componenti del qui presente quartetto sono accomunati da una naturale inclinazione all'improvvisazione libera: riuniti a New York nel febbraio 2014, pubblicano la sessione di “From Wolves To Whales” – seguente tre analoghe performance tra Manhattan e Brooklyn – quasi un anno dopo sulla giovane Aerophonic Records, fondata dallo stesso sassofonista Dave Rempis (il quale d'altronde figura nell'intero catalogo).

Benché tutti non siano troppo distanti per età anagrafica, potremmo distinguere i due veterani Nate Wooley (tromba) e Dave Rempis dalle “nuove leve”, il contrabbassista Pascal Niggenkemper e Chris Corsano alla batteria (recentemente in giro per l'Italia con Massimo Pupillo degli Zu). La formazione dovrebbe subito far squillare un campanello agli appassionati del genere: è lo stesso micidiale assetto del quartetto Masada, capitanato da John Zorn e protagonista assoluto della nuova ondata klezmer newyorkese. L'unica differenza è che i cinque pezzi – non facili – di “From Wolves To Whales” esulano da temi principali su cui poi imbastire assoli alternati: ognuno di essi è un quadruplice assolo, conscio degli altri solo per quel tanto che basta a non perdere la bussola e a dare una seppur minima parvenza d'ordine al tipico maelstrom jazzistico.

Un caos assolutamente professionale, beninteso. Alle classiche serie di note libere si aggiungono le tecniche più proprie dei giorni nostri: dal respiro circolare di “Serpents Tooth”, preso in prestito da Colin Stetson, agli scoppiettii a vuoto di “Slake”, Rempis ricopre un notevole spettro espressivo, anche se quasi esclusivamente atonale. Il mood lamentoso di “Swingin' Apoplexy” è il contesto ideale per Niggenkemper, che rimette mano all'archetto per imitare le nenie dei fiati. “Count Me Out” è un finale sopra le righe del pentagramma con pitch elevati al massimo: Wooley fa sfoggio di un ruggito mai sentito prima, il contrabbasso è ormai dedito alla pura falegnameria e la batteria di Corsano sèguita in un'indagine pacatamente autistica.

Smentita la discendenza del cane dai lupi, esploriamo gli anelli mancanti che conducono alle balene. Come dire: “E ora qualcosa di completamente diverso!”.

(10/06/2015)

  • Tracklist
  1. Slake
  2. Serpents Tooth
  3. Stand Up For Bastard
  4. Swingin' Apoplexy
  5. Count Me Out
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