Baby Woodrose

Freedom

2016 (Bad Afro) | psych-rock, stoner

Quindici anni di coerenza creativa sono un eccellente biglietto da visita per i danesi Baby Woodrose, un gruppo che vanta un cospicuo seguito anche in Italia, sia presso il pubblico della musica psichedelica, sia presso quello dell'hard-rock.
Quattro anni dopo “Third Eye Surgery”, il ritorno della band di Lorenzo Wooodrose conferma il loro stile psych-rock dalle tinte garage e hard, iniettandolo con una buona dose di stoner-rock e una robusta sequenza di riff e assoli chitarristici.

“Freedom” non tradisce le attese, concentrando l’attenzione anche su tematiche sociali, ribadite con forza nella title track, un brano che Richie Havens portò con successo a Woodstock. Ma se la versione di Havens riscriveva i contorni del classico della musica spiritual e gospel “Motherless Child”, arricchendolo di una forte valenza sociale e politica, la sua ulteriore metamorfosi, pur conservando il titolo “Freedom”, è altrettanto vibrante: space-rock e hard-psych sound si mescolano su un tempo ritmico, in bilico tra acid-rock e punk, dando vita a una rilettura memorabile.

I Baby Woodrose mettono a fuoco tutte le migliori istanze del loro sound: le note dell’introduttiva “Reality” riecheggiano con furia ed energia, impreziosite da una lunga sequenza di riff che culminano in uno sfavillante assolo finale. Il suono di un organo farfisa e una batteria in 4/4 invece sostengono la più sixties “Open Doors”, un perfetto mix di sonorità vintage in bilico tra il fascino psichedelico degli Iron Butterfly e lo swingante rock-blues dello Spencer Davis Group.
Sugli scudi anche una rocambolesca “Mind Control Machine”, un rock psichedelico granitico che sembra quasi sbucare fuori dalle casse dell’impianto, travolgendo l’ascoltatore nella sua orgia cosmica.

C’è anche un lato oscuro di “Freedom”, quello che “21st Century Slave” anticipa con delle movenze semi-morbide (un potenziale classico della band), un lato oscuro che “Peace” fa affondare nell’acustico tremore di accordi in riverbero, impreziositi da un evocativo corollario interpretativo.
Se i tre minuti di “Red The Signpost” possono sembrare interlocutori, le ultime due tracce sfondano altre porte della percezione psichedelica, prima con una lisergica ballata in perfetto stile acid-blues californiano (“Mantra”), poi con una lunga divagazione freak-noise in salsa space-rock (“Termination”) che parte citando i Pink Floyd di “Set The Controls For The Heart Of The Sun”, per poi esplorare con una caleidoscopica jam-session le variabili potenzialità della musica psichedelica.

Registrato live in studio con una strumentazione analogica, “Freedom” restituisce una band in piena forma, anticipando un possibile e meritato successo presso un pubblico più ampio e generalista.

(29/11/2016)

  • Tracklist
  1. Reality
  2. 21st Century Slave
  3. Open Doors
  4. Mind Control Machine
  5. Peace
  6. Freedom
  7. Red The Signpost
  8. Mantra
  9. Termination




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