Sainkho Namtchylak

Like A Bird Or Spirit, Not A Face

2016 (Ponderosa) | avant-folk, tuvan throat singing

Sainkho Namtchylak, artista dal nome quasi impronunciabile, nasce nel 1957 in un paesino siberiano nella regione di Tyva (prossima alla Mongolia) che diventerà un elemento fondamentale per gli sviluppi della sua carriera artistica e un tratto distintivo per il suo stile. Nonostante la ridotta fama, specie nel nostro paese, la cantante russa, ora stabilitasi in Austria, impersona una delle voci femminili più pregiate, eclettiche e sintomatiche della sua nazione d’origine, e le sue doti non sono da ricondursi esclusivamente alle magie di Madre Natura ma soprattutto ai diversi studi al conservatorio che l’hanno portata a diplomarsi in canto con particolare attenzione alle tradizioni delle sue terre natie.

Proprio il canto xöömej o tuvan throat singing è uno degli elementi più importanti del suo linguaggio, una consuetudine canora della regione di Tuva, caratterizzata, tra le altre cose, da un uso delle corde vocali e della bocca tale da creare polifonie e bifonie soprattutto.
Ovviamente, non si discosta da questi elementi il suo ultimo lavoro “Like A Bird Or Spirit, Not A Face”, che, partendo proprio dal tuvan throat singing, muove passi in più direzioni, verso il folk, alla volta di estreme sperimentazioni sonore ma anche in direzione di un moderno art-pop, con contaminazioni che paiono sprigionarsi da paesi lontanissimi eppure legati tra loro da quel filo sottile e invisibile che stringe a sé ogni uomo sulla terra e il primordiale istinto che lo protende a determinate ritmiche innate.

“Like A Bird Or Spirit, Not A Face” è un lavoro che, per certi versi, dà conferme e rassicura sia riguardo le indubbie qualità di Sainkho Namtchylak sia perché non troppo si discosta dalla vasta produzione iniziata nei primi anni 90. Non è neanche la migliore delle sue opere, ben lontana dagli splendori di “When The Sun Is Out You Don't See Stars”, “Naked Spirit”, “Nomad” e soprattutto “Cyberia”, probabilmente la vetta, pubblicata solo cinque anni fa.
A dire il vero, nonostante le doti vocali straordinarie, le tante produzioni non sempre sono state garanzia di realizzazioni di valore indiscusso e, su questo, c’è da soffermarsi su taluni limiti mostrati per lo più sotto l’aspetto strumentale, non tanto esecutivo quanto creativo. Anche “Like A Bird Or Spirit, Not A Face”, seppur una delle cose migliori da lei prodotte nel nuovo millennio, presenta quegli stessi limiti: elementi sperimentali ed elettronici appena accennati, suoni non troppo ricercati, una voluta predisposizione a celare la musica per evitare sovrapposizioni invece che renderla fondamenta dell’apparato canoro (penso a Laurie Anderson, ad esempio o Diamanda Galas a voler osare). Poco coraggio in fase compositiva e anche qualche reiterazione di troppo su determinate scelte musicali. Limiti questi che da sempre hanno caratterizzato l’artista siberiana e che ne hanno impedito una crescita reale, cosa che avrebbe meritato, se non altro per le sue facoltà vocali.

Nonostante tutto il suo fascino resta immutato, la sua voce ha la capacità di trasportarci dentro e fuori dal creato e dal tempo con una velocità incredibile, sempre a cavallo tra il mondo occidentale e quello orientale dei suoi luoghi natali. Un arrivo che non è una fine per la splendida Sainkho Namtchylak, un punto di partenza obbligatorio di un viaggio indietro nel tempo per chi si appresta per la prima volta a bagnarsi nelle luminose acque della sua voce autentica.

(10/02/2016)

  • Tracklist
  1. Nomadic Mood
  2. The Road Back
  3. Dushkan Ezim To
  4. So Strange! So Strange!
  5. Worker Song (Nomads Dance Around The Fire)
  6. Erge Chokka To
  7. Melody In My Heart
  8. Nomadic Blues
  9. The Snow Fall Without You
  10. Nostalgia To


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