Twenty Four Hours

Left-To-Live

2016 (Musea) | prog-rock, psych-rock

È decisamente un album terapeutico, questo quinto sigillo della discografia dei Twenty Four Hours, con cui il gruppo barese ci pone uno scottante quesito: "Se l'umanità intera avesse solo 24 ore rimaste da vivere, quali ricordi passerebbero davanti alla sua mente virtuale prima del definitivo trapasso?". Già dalla cover si cerca di rispondere in qualche modo a questa domanda, presentandoci un apocalittico pastiche visivo a tinte forti, in cui compaiono alcune delle più drammatiche immagini a cui l'umanità si sta pericolosamente abituando: dai grandi genocidi alle crociate alla Jihad, passando per la bomba atomica, la deforestazione e il bullismo nelle scuole. Davanti a questo enigmatico flash, emerge in primo piano una bambina in lacrime, le cui linee abbozzate in maniera infantile quasi rimandano all'Angelus Novus di Paul Klee, l'angelo redentore della storia, colui che deve lasciarsi alle spalle le catastrofi e gli orrori di cui l’umanità è stata vittima e artefice. Come l’Angelo dell'artista svizzero, anche questa triste creatura ripensa angosciata al passato per trovare una redenzione, ma viene spinta via dal tempo che avanza, non permettendole così di dare un significato a quelle infauste tragedie. Un senso, infatti, non può esserci: l'unica salvezza possibile è quella della memoria, perché chi non ricorda la storia è ovviamente destinato a ripeterla.
I fratelli Paolo (piano, synth, voce) e Marco Lippe (batteria, cori), assieme ad Antonio Paparelli (chitarre) e Paolo Sorcinelli (basso) danno quindi vita a un disco ad perpetuam rei memoriam, composto da dodici canzoni che delineano un concept-album cantato in un impeccabile inglese, all'insegna di un singolare prog-rock psichedelico, in bilico tra i Supertramp e i King Crimson, seppur uscendo spesso da questi due binari sonori grazie soprattutto all'abile uso dei sintetizzatori.

Senza preamboli, si inizia con la sferzante "Soccer Killer", brano dedicato ai tredici ragazzini uccisi dall'Isis a Mosul (Iraq) per aver guardato una partita di calcio alla televisione, in quanto la peggiore delle stragi è sempre quella degli innocenti ("This is the worst thing that could ever happen/ children murdered for nothing"). Il tema è ancora quello dell'infanzia in "Sister Never Born", brano teatrale in stile Tuxedomoon che è stato ispirato, invece, dal romanzo di Francesco Carofiglio "Voglio vivere una volta sola", mentre ci si muove poi tra ariosi ed evocativi landscape progressivi ("That Old House") e acquatici naufragi electro-prog ("Splash"), senza però mai dimenticare il volto delle tragedie, a noi così lontane, delle giovanissime vite interrotte dalle bombe ("Ground# -3").

Successivamente, possiamo trovare un fittizio ristoro nella conturbante "Magic", che getta un ponte verso gli esordi darkwave della band, le cui impetuose onde sonore s'infrangono poi anche in "The Big Sleep", seppur quest'ultima sembri più schierarsi sul fronte degli Stranglers nelle sue sezioni più squilibrate. Questa concessione a momenti solo in apparenza più frivoli permane anche altrove ("Under My Pillow", "Minimell"), trovando spazio per roventi espressioni d'amore ("Upkeep For Your Love") e fulgide ballate pinkfloydiane ("Perfect Crime").
A suonare le trombe dell'apocalisse ci pensa, invece, la catartica "My Friend, I Want To Kill You!", l'unico brano che supera il format dei sei minuti, ricordando nel titolo l'edipico rito finale di Jim Morrison in "The End", tra coltellate di synth e rivelazioni escatologiche ("It's really time to try to fly away from this mortal chain/ it's really time to try to give more weight to the power of words").

Indubbiamente, l'avvincente ricetta sonora proposta dai Twenty Four Hours in questo "Left-To-Live" contiene un forte sapore internazionale: è un rock che guarda dritto verso il futuro (seppur con una lacrima in viso), con cui la band pugliese ha saputo trovare una propria dimensione, proponendo al suo pubblico uno scomodo concept-album senza tuttavia trincerarsi dietro superficiali eccessi di pathos o facili accuse, ricordandoci con sincera e umile convinzione della necessità della memoria.

(19/06/2016)

  • Tracklist
  1. Soccer Killer
  2. Sister Never Born
  3. That Old House
  4. Splash
  5. Magic
  6. Ground# -3
  7. The Big Sleep
  8. Under My Pillow
  9. Minimell (The Gecko Against The Monster Wasp)
  10. Upkeep For Your Love
  11. Perfect Crime
  12. My Friend, I Want To Kill You!


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