Il percorso artistico di una qualsiasi band che raggiunga un buon successo è solitamente scandito da alcune fasi: c'è la prima demo e di lì a poco il disco di lancio, che solitamente suona già sentito ma vuole aggiungere qualcosa; poi arriva il secondo album per cominciare a definirsi meglio; infine, dal terzo lavoro, comodamente posizionati nella mente degli ascoltatori in un certo genere, si comincia a prendere il largo verso qualche azzardo o sperimentazione che permetta alla critica di scrivere "hanno raggiunto la maturità artistica". I Joe Victor rientrano tra gli artisti cui di queste "fasi" (probabilmente anche grazie a un management coraggioso) non importa assolutamente nulla.
Il debutto di questo quartetto romano dalle inflessioni a stelle e strisce è stato un piccolo successo: "
Blue Call Pink Riot" si è fatto notare come un piacevolissimo
tribute-album nei confronti del rock classico, ma con una vena di originalità inaspettata per il genere. Il disco, passando da un richiamo a
Cat Stevens a un'atmosfera folk
à-la Wilco, fino a qualche imbardata hard-rock, faceva spiccare immediatamente la formazione capitolina per un raffinato gusto per il passato senza eccessiva
retromania, capace di offrire qualcosa di diverso al pubblico italiano.
Tuttavia il blues-rock del primo disco è diventato (molto) presto un ricordo. Non è ben chiaro se il concetto di rock dei Joe Victor sia particolarmente flessibile (considerando il passato di alcuni membri nel country-punk), o se la band non voglia fossilizzarsi in alcun genere, ma siamo dinanzi a un secondo disco che in breve ha declinato la venatura folk in un ibrido
disco-rock che ribalta qualsiasi etichetta assegnata in precedenza. "Night Mistakes" suona vintage, ma innova con carattere.
Per comprendere ciò che intendo, basta premere
play sul singolo di lancio "Disco Folk Genial" (il cui nome non poteva essere più emblematico). Il
groove è un fulmine funk su cui Gabriele Amalfitano e Valerio Roscioni cantano in un'alternanza di acuti e toni sensuali; i Joe Victor costruiscono un vero brano disco-folk, che quando incede nel ritornello riporta alla memoria una delle pochissime band che riuscirono in una simile operazione: i Boney M.
Risulterebbe, d'altronde, impossibile poter fare un discorso di genere, poiché ogni brano è - al contempo - un miscuglio omogeneo di generi. Si passa dal synth-pop alla disco-folk mediorientale ("Goldenation"), lasciando che siano il rock-pop patinato anni 80 e la
disco-music a fare da guida. "Night Music" è un goliardico ricordo di spensieratezza collegiale (con riferimenti poco discreti ad "Animal House") dal sapore
arena rock e incursioni funk.
"Superstar" inizia con un semplice
riff acustico, quasi da cantautorato americano, per poi mutare in un geniale tributo ai
Bee Gees. "Charlie Brown" è un'altra falcata (acceleratissima) da
dancefloor anni 70 che cita il duo belga Two Man Sound, che nell'epoca d'oro della
disco tentò di mescere il genere in cima alle classifiche con la samba (tirando fuori, per l'appunto, la celebre "Disco Samba").
Spezzano l'andamento danzereccio dell'album alcuni momenti folk, rock e persino ironicamente world come "Goombay Drums", che ammicca a
Peter Gabriel (sia nel testo che nel
sound) in tono quasi parodistico. Sul piano elettronico, invece, anche l'eco di percussioni di "
Chariots of Fire" viene riciclato nel pentolone dei Joe Victor come sfondo per la
ballad sul tema amoroso "The Way of Love".
Non si scarta nulla delle classifiche anni 70 e 80, secondo la band romana, e tutto può mutare: questa sembra essere la lezione sottesa a "Night Mistakes". Un brano folk può diventare rock,
disco-music e persino accogliere suoni sintetici e bassi distorti, senza trasformarsi in un
mash-up eterogeneo. Seppur indefinibili in categorie prestabilite e lievemente miopi verso il futuro e la contemporaneità, i Joe Victor si guadagnano col sorriso un posto di tutto rispetto tra le promesse italiane del
qualsiasi cosa vogliano essere-music.