Sallie Ford

Soul Sick

2017 (Vanguard) | roots-rock

Il “giorno della marmotta” di Sallie Ford non è ancora finito. Dopo aver congedato i Sound Outside a fine 2013, la ragazza, originaria del North Carolina ma di stanza a Portland, ha dato il benservito anche alla backing band tutta al femminile che aveva raccolto quell’eredità ai tempi del precedente “Slap Back”, per affidarsi quindi all’ennesimo collettivo di rodati musicisti – Garth Klippert (Cake, Kelley Stoltz, Sonny And The Sunsets), Kris Doty (Modern Kin), Ben Nugent dei Dolorean e il veterano Ralph Carney (Tom Waits, B-52s, Jonathan Richman) – e a un produttore d’esperienza come Mike Coykendall, già al servizio di M. Ward, Minus 5 e Bright Eyes. Tutto questo fare e disfare non può certo averla aiutata a sviluppare un discorso coerente nell’ottica di una personale maturazione artistica, lasciando riaffiorare a tratti vezzi e cifre che sembrava aver nel frattempo archiviato. Come nella foto in copertina, lo sguardo si perde sull'orizzonte ma l'oceano increspato ne infrange i propositi di fuga.

“Record On Repeat” suonerà allora più che allusivo come titolo scelto per l’introduzione, tanto più se la canzone è abitata dalla solita Sallie con la sua bella patina vintage e la stessa indole bizzosa e sanguigna di sempre. I farfisa da capogiro in addizione spingono sul pedale del modernariato e la Nostra non si astiene dal concedersi qualche capriccio estetizzante grazie alla sua chitarra languida ed estrosa, anche se l’impressione di un leggero, ulteriore passetto in direzione del cantautorato indie nervoso e intrigante, quello delle Neko Case per intenderci, resta difficile da tacitare. E’ solo una suggestione estemporanea, tuttavia. Col suo bravo compromesso tra romanticismo e vigore, già “Screw Up” ritratta l’azzardo e si rifugia nella rassicurante comfort-zone delle risapute (e nell’occasione un tantino didascaliche) animazioni corali di stampo girl-group, genere per il quale la cantante statunitense si conferma qualcosa più di una valida promessa, pur senza refertare l’atteso salto di qualità.

Con le Those Darlins giunte anzitempo al capolinea (per i gravi problemi di salute della cantante Jessi Zazu), la Ford rimane una specie di mosca bianca alla ricerca di un respiro nuovo per la musica delle radici americane, nella declinazione di un alt-rock più spigliato. Di quest’ostinazione e di questo coraggio le va dato atto, per quanto i suoi tentativi risultino in buona parte vani per ragioni connaturate ai modelli stessi di riferimento. L’energia non le fa difetto e nemmeno le idee, ma il lavoro sullo stile rischia di rubare la scena a una collezione di brani di per sé brillanti. Forse si indulge più che in passato sul dettaglio e sulla digressione decorativa a scapito dell’incisività, per quanto il disco suoni caldo o potente al punto giusto e Sallie non abbia remore a esibirvi la consueta patente di artista dall’ardente personalità e dalle singolari doti espressive. Il suo problema, nonostante tutto, risiede nell’incapacità di approdare a un indirizzo fermo, in grado di affermarla come appetibile voce dell’attualità: la sostanziale riproposizione di un pur pregevole formulario e il riciclo instancabile di stilemi roots che hanno un po’ fatto il loro tempo penalizzano per forza di cose la sua proposta.

Quando il revival si fa più spudorato nell'ortodossia le cose funzionano meglio, anche se il limite dell’operazione emerge parimenti in tutta la sua evidenza. Capita con “Failure”, in zona Shannon & The Clams, o con il più verace rockabilly dell’autobiografica “Middle Child”. I bozzetti più caratterizzati rischiano di chiuderne le gesta nella prospettiva di una pur abilissima caricaturista, per una prova tanto godibile quanto un po’ fine a se stessa (si ascolti l’affettazione di una ballad sin troppo calibrata, nella sua convenzionalità, come “Unraveling”). Anche quello di “Romanticized Catastrophe” non è altro che macchiettismo doo-wop, ma ha pur sempre dalla sua una certa contagiosa simpatia, un brio tutt’altro che disprezzabile. La Ford di “Soul Sick” è così, racconta senza filtri tutti i buchi della sua vita – l’insicurezza, l’ansia, la depressione e le tante band mandate a farsi benedire – ma lo fa tralasciando i piagnistei o i sentimentalismi da quattro soldi.

A voler tirare le somme, la produzione levigata di Coykendall si rivela opportuna perché non schiaccia il virtuosismo dell’artista, né lo eleva al rango di un ingombrante feticcio. La vena eclettica, da parte sua, rimane una delle peculiarità più convincenti di Sallie Ford, il cui carisma fuori dall’ordinario e il cui robusto contralto continuano a meritarsi il plauso e l’entusiasmo di chi la segue da tempo e non si cruccia per quelle potenzialità sfruttate, evidentemente, non fino in fondo. Solo quando questo rendimento andrà alle stelle, le infinite repliche del suo personale “Ricomincio da capo” saranno cancellate e vedremo forse un film diverso.

(16/02/2017)

  • Tracklist
  1. Record On Repeat
  2. Screw Up
  3. Loneliness Is Power
  4. Get Out
  5. Failure
  6. Middle Child
  7. Never Gonna Please
  8. Romanticized Catastrophe
  9. Hurts So Bad
  10. Unraveling
  11. Rapid Eyes
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