Ben Howard

Noonday Dream

2018 (Island) | alt-folk

Era il 2011, quando dalle lande albioniche emerse il purissimo talento di Ben Howard, natio londinese adottato dal Devonshire. Con l’esordio “Every Kingdom”, l’allora ventiquattrenne cantautore dimostrò di saper coniugare un’impressionante tecnica chitarristica - caratterizzata da un percussivo e vivace fingerpicking - con una vena compositiva tanto raffinata quanto popular, accessibile. Non impiegò molto, Ben, a divenire il folksinger più amato nel Regno Unito, e quando tre anni dopo si ripresentò al grande pubblico con il freddo e brumoso “I Forget Where We Were”, disco introspettivo e decisamente meno immediato, la gente si dimostrò comunque disposta ad ascoltarlo, pur nella tacita speranza di vederlo, prima o poi, tornare a ripercorrere i più accoglienti territori dell’album precedente.

“Noonday Dream” ci riconsegna Ben Howard dopo quattro anni di silenzio pressoché totale. E no, non è un disco facile. Registrato tra Francia e Inghilterra, l’album ci mostra un autore quantomai chiuso in se stesso, custode unico del segreto della sua arte. Non che sia un disco crepuscolare: siamo piuttosto di fronte un lavoro ermetico, dalla forma e dalle sonorità dilatate, rarefatte, attraversato da liriche vaghe e melodie accennate, ancor più sfuggenti delle parole che musicano. Come evocato dalla copertina, questo "sogno di mezzogiorno” si esterna in un’onirica passeggiata in un deserto di arsura, sconfinato e misterioso, mentre sotto il sole battente si muove un folk contaminato, acido, sudato.

Permeata da soffusa psichedelia, l’iniziale e cullante "Nica Libres At Dusk” recupera un certo gusto orientale per il canto meditativo, quasi ipnotico. Ancor più trascendentali sono i sette minuti di “A Boat To An Island On The Wall”, ballata folk-rock imbevuta di harmonium e suggestioni desertiche, trafitta nel finale da vibranti contrappunti di elettrica. “Someone in The Doorway” è un dialogo con la Morte che scivola su un ruscello di chitarre dolci, inciso dal violoncello della sempre presente India Bourne. “The Defeat” cala in una dimensione umorale ritmiche acide memori di Madchester, mentre “Towing The Line” riprende in parte l’arpeggiato romanticismo del vecchio Howard.

Ci sono momenti in cui questo folk trasognato rapisce totalmente, altri in cui la mancanza di incisività melodica si fa sentire; ci sono, ancora, momenti in cui si è tentati di abbandonare Ben Howard nel suo solipsismo a tratti nevrotico, come nella conclusiva “Murmurations”; e ci sono, di nuovo, meraviglie come “A Boat To An Island Pt.2/ Agatha’s Song”, struggente suite onirica degna di un brillante discepolo dei Sigur Rós. Quelle di questo lavoro sono canzoni che si muovono, vivono, ci attraversano; eppure non si dischiudono mai, ci ignorano, proseguendo dritte per la loro strada.
Entrare in “Noonday Dream” implica un atto di fiducia, nella consapevolezza che l'esperienza non sarà nell’immediata fruizione, e forse mai, tra le più confortevoli e appaganti. Per chi rimpiange il menestrello di qualche anno fa e ai concerti invoca ancora a gran voce “Old Pine” e “Only Love”, Ben Howard oggi è questo. Prendere o lasciare.

(26/09/2018)



  • Tracklist
  1. Nica Libres At Dusk
  2. Towing The Line
  3. A Boat To An Island On The Wall
  4. What The Moon Does
  5. Someone In The Doorway
  6. All Down The Mines (Interlude)
  7. The Defeat
  8. A Boat To An Island Pt.2 / Agatha's Song
  9. There's Your Man
  10. Murmurations


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