Engel

Abandon All Hope

2018 (Sony) | alternative-metal

Gli Engel sono il progetto personale del chitarrista svedese Niclas Engelin (già Gardenian, poi negli In Flames). L'esordio è nel 2007 con "Absolute Design", un disco che mostrava un potenziale interessante e che pur tuttavia diceva già tutto ciò che il gruppo aveva da dire. Lo stile degli svedesi rimescola a dosi variabili elementi melodic-death-metal, industrial-rock, pop-metal ed emocore, con linee vocali alternate tra lo screaming e il pulito melodrammatico, riffing molto melodico, tastiere di contorno e una certa influenza dai connazionali Soilwork e In Flames. Nei dischi successivi, purtroppo, il potenziale non è stato espresso adeguatamente: il gruppo non ha fatto altro che consolidare per poi riproporre gli stessi stilemi senza particolari guizzi o novità melodiche, anzi rendendo la loro formula prevedibile e meno caratterizzata. Se col tempo le influenze più "estreme" si sono leggermente accentuate, con l'ultimo lavoro "Abandon All Hope" si rimescolano nel pastone melodico totale.

Al centro dell'attenzione, come al solito, ci sono riff di chitarra orecchiabili e melodie vocali radiofoniche. Tuttavia non sempre i riff incidono realmente, e in molte occasioni si limitano a semplici power-chord d'accompagnamento; spesso inoltre il gruppo tende a riciclare un po' sé stesso e si avverte la mancanza di una personalità che invece agli esordi era maggiormente presente. Il che ci stupisce, perché Engelin è sempre stato un chitarrista dal timbro personale. Anche gli assoli si rivelano alla fine banali, seppur molto melodici. In altri frangenti (come "As I Fall" o "The Condemned") le melodie diventano persino stucchevoli. La prova vocale di Mikael Sehlin, alla sua seconda pubblicazione con gli Engel, è accademicamente discreta, ben adattandosi come linee vocali alle sonorità del disco e soprattutto ai brani più melodici come la title track (una power ballad banalotta che gioca sui tenui giri di synth e i chitarroni nel ritornello) ma non raggiunge i picchi di espressività ed emozionalità che ci si aspetterebbe. L'elemento elettronico è purtroppo giusto spruzzato qua e là come riempitivo. Anonima la sezione ritmica.

Non mancano alcuni spunti godibili, e non sarebbe strano apprezzare almeno un paio di canzoni catchy, ma alla fine dell'ascolto permane una sensazione di incompiutezza nel disco, come se gli svedesi si fossero limitati a confezionare una serie di arrangiamenti melodici con qualche chitarra, ritornelli poco ispirati e nulla più.
Viene da fare un paragone con un gruppo affine, proveniente sempre da Gothenburg: il progetto Passenger, che ha dato alle stampe un solo disco nel 2003 e in cui era presente come chitarrista lo stesso Engelin. Più influenzati da nu-metal, heavy-rock e darkwave, i Passenger erano anche molto più personali (enorme la differenza stilistica nella chitarra di Engelin, che da arabeschi melodici è finito a riciclare riffing spento e ripetitivo) ed espressivi, soprattutto sul lato canoro, e rappresentano ancora oggi l'apice per quanto riguarda il settore del metal melodico svedese, a metà tra la sensibilità scandinava e le influenze statunitensi.

(28/05/2018)



  • Tracklist
  1. The Darkest Void
  2. The Legacy Of Nothing
  3. Book Of Lies
  4. As I Fall
  5. Buried
  6. Untouchable
  7. Death Reversed
  8. Across The Abyss
  9. Gallows Tree
  10. Abandon All Hope
  11. The Condemned
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