I due, quindi, messo saggiamente il marchio in modalità stand-by, in questi lunghi 9 anni hanno pazientato, riordinato le idee e alla fine deciso di ripartire con un coup de theatre, affidando la produzione del nuovo materiale a Michael Stipe, che sta all’electrodance come i cinesi al calcio.
Oggi, viene spontaneo chiedersi cosa abbia portato in dote Stipe a questo matrimonio artistico. Sicuramente ha messo becco nei testi (nei credits è menzionato come co-writer), probabilmente ha inciso su qualche melodia – in effetti ci sono più aperture melodiche qui che in tutti i loro vecchi lavori – ma viene parecchio difficile immaginarlo alle prese con modulari, drum machine e altre diavolerie elettroniche, come un qualsiasi producer smanettone. E’ probabile che a spingerlo sia stata la voglia di tornare in pista dopo sette anni di “cazzeggio” conseguenti allo scioglimento della band, e pure la curiosità di cimentarsi nel ruolo di coordinatore esecutivo di un progetto altrui.
Una sorta di vecchio saggio, un guru, un santone, fate voi, insomma, che dispensa idee e consigli dall’alto della sua trentennale esperienza nel music business (sia mai che il lungo barbone col quale viene immortalato nelle photo session più recenti lo porti a calarsi meglio nel ruolo), ma anche uno stimolo in più per artisti, collaboratori e musicisti a tirare fuori il meglio in studio di registrazione.
Non a caso parliamo di un album molto più cerebrale rispetto alla discografia pregressa dei newyorkesi.
In realtà le magagne (molto poche) non derivano dalla discrepanza qualitativa di cui sopra, ma dalla sua eccessiva lunghezza: 13 tracce son troppe, soprattutto quando le migliori si concentrano nella prima metà.
Chi scrive ha sempre pensato che il disco pop ideale debba contenere 9 barra 10 canzoni: così strutturato, “Sir” sarebbe stato perfetto.
Al di là di questo, che comunque non incide sulla valutazione complessiva, i Fischerspooner non si limitano al compitino, e cioè giocare con l’electrodance o electroclash che dir si voglia.
Ascoltiamo infatti paesaggi sonori cupi, quasi darkeggianti, trame R&B che si spingono fino a venature soul (e qui c’è lo zampino del co-produttore Boots, già con Beyoncé tra gli altri), elettronica minimal da club, ritmiche sincopate e cadenze che in alcuni casi sfiorano il dubstep.
Si diceva delle aperture melodiche, che per esempio nel singolo apripista “Togetherness” ti fanno sobbalzare perché voli di fantasia a un mash-up col dream-pop degli XX, o magari ritorni a certe atmosfere dei Dream Academy (dedicato a chi è cresciuto musicalmente negli anni 80).
Ma c’è dell’altro a tenere il livello compositivo su alti livelli. Per esempio, una notevolissima “Strut”, che poggia sulla bass line con ricami chirurgici di synth e un incedere spoken word, e si evolve in linee e timbriche vocali che se ci immaginate Michael Hutchence otterrete quello che gli Inxs sarebbero per assurdo potuti diventare con una produzione elettronica moderna all’altezza, se il destino non avesse deciso diversamente.
Non è da meno l’opener “Stranger Strange” con sonorità vagamente industrial e atmosfere cupe e claustrofobiche in pieno gothic style. Sarebbe potuta essere tranquillamente in un album dei Nine Inch Nails cantata da Reznor.
E persino l’R&B basico e ammantato di elettronica minimale con dissonanze ritmiche di “Discreet” e di “Butterscotch Goddam”. Che dire poi del downtempo di “Get In On”, che parte quasi in sordina e cresce in un tripudio di synth e percussioni a sostenere la catarsi di una voce potente, che ripete come un mantra “Who would have known we’d get it on?”.
C’è spazio anche per un affresco eighties di due minuti, “Dark Pink”, coi Fischerspooner che si travestono da Erasure 2.0 per omaggiare Andy Bell che con Spooner condivide la battaglia per i diritti degli omosessuali, nonché una certa qual stravaganza nei costumi e nel look sul palco.
“Sir” meriterebbe 8 in pagella se non fosse appunto per qualche episodio superfluo, ma è disco che cresce con gli ascolti, un po’ come la barba di Stipe.
Con la speranza di vedere presto le eccentriche e provocatorie live performance di Spooner anche da queste parti.
24/02/2018