Max Fuschetto

Mother Moonlight

2018 (Italian World Beat) | modern classical

Dopo gli ottimi riscontri avuti con i suoi primi due album dediti alla commistione tra musica colta e musica popolare (“Popular Games” del 2009 e “Sun Na” del 2015), il compositore campano Max Fuschetto cambia radicalmente strada con un nuovo lavoro molto diverso dai precedenti. “Mother Moonlight” - ideato per piano solo - è fondamentalmente un’opera di ferrea riduzione rispetto alla ricchezza dei suoni di "Sun Na", una riduzione di tutta quella poetica complessità ricreata da oboe, sax, chitarra, clarinetto, archi, flauto e percussioni. Riduzione tanto marcata che Max Fuschetto limita la sua presenza alla composizione dei brani, lasciando l’esecuzione al pianista Enzo Oliva, mettendosi a sua totale disposizione. L’idea iniziale di un lavoro prettamente pianistico viene poi arricchita da minimi apporti di elettronica, archi, chitarra e dilruba (uno strumento indiano simile al sitar). Un continuo dialogo polifonico tra mano destra e sinistra in cui melodie e trame differenti si intrecciano in un perenne sovrapporsi che fa della riduzione la propria forza.

Fuschetto rifugge le ossessive ripetizioni minimaliste per cercare elementi più legati al pianismo delle avanguardie del 900 - da Satie a Cage - senza mai sfociare nell’easy listening di voga negli ultimi anni. Un insieme di brani che vuole essere un omaggio all’infanzia, cosa non rara nella musica classica (“Children's Corner” di Debussy, “Musik Für Kinder Theatre” di Arvo Part). Tra citazioni di Bela Bartok (le note di piano ribattute di “Ting Tang”) o di John Lennon (la “non” melodia beatlesiana di “Occhi di conchiglia”, con il suono del dilruba), il percorso di Fuschetto si snoda tra rimandi alla musica dell’Africa subsahariana e il costante tentativo di porsi in quello stretto spazio che si trova tra musica popular e musica colta, idea che generazioni di musicisti classici hanno perseguito.

Il percorso inizia nella fiabesca polifonia di “Danzando nel buio”, nell’approccio minimal onirico della title track, fino alle sparute note di piani solcate da venti elettronici di “Soffioni” o nella sorta di ninnananna infantile rallentata per indurre incubi di “Nenia astrale”. Melodie più immediate si trovano nel triste sovrapporsi di piano e archi di “Crescendo (come in un blues)”, nella gioiosa “The Hole In The Fence” o nel tripudio di archi e piano ripetuti di “Sulla linea”.
In tale complessità, pur figlia della sintesi e della riduzione, il finale “Canzone” appare come un legame al più familiare mondo della melodia pop, dove quest’ultimo non sta per mero intrattenimento privo di spessore, ma per elogio della cultura popolare.

(14/03/2018)



  • Tracklist
  1. Danzando nel buio
  2. Mother Moonlight
  3. The Upside Down World
  4. Soffioni
  5. In cerchio
  6. Nenia astrale
  7. Play & Song
  8. Crescendo (come un blues)
  9. Ting Tang (a Bèla Bartòk)
  10. Occhi di conchiglia (a John Lennon)
  11. The Hole In The Fence
  12. The Round Trip
  13. La lanterna e il sole
  14. Acqua e neve
  15. Sulla linea
  16. Canzone


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