Mulatu Astatke & His Ethiopian Quintet

Afro-Latin Soul Vol. 1 & 2 (Ristampa)

2018 (Strut) | latin jazz, proto-ethio-jazz

Gettando uno sguardo superficiale a quel pozzo senza fondo che è la musica africana esportata/esportabile con successo in Occidente, potremmo sommariamente individuare due macrocategorie di artisti: la prima è quella degli "ambasciatori", che rielaborando le tradizioni musicali dei propri paesi ne diventano i più efficaci divulgatori a orecchie straniere, eroi di nazioni che contribuiscono sensibilmente a porre sulle mappe (Babatunde Olatunji per la Nigeria, Toumani Diabaté per il Mali, Miriam Makeba per il Sudafrica, allargando le maglie anche Youssou N'Dour per il Senegal, e tanti altri); la seconda invece è quella dei "contaminatori", che "etnicizzando" linguaggi della musica dei colonizzatori ne creano di nuovi, spesso del tutto originali e intriganti (l'afrobeat di Fela Kuti, il blues desertico di Ali Farka Touré, il world-jazz di Hugh Masekela, l'electro-funk di William Onyeabor e via discorrendo). Prerogativa di pochi giganti è riuscire a essere ambedue le cose: ai nostri occhi Mulatu Astatke è l'Etiopia, oltre che l'indiscusso negus di quella meraviglia di convivenza pacifica che è stato ed è l'Ethio-jazz.

Grazie all'esimia Strut, label britannica specializzata in ristampe di area africana, a cinquantadue anni dalla loro pubblicazione, tornano le primissime incisioni newyorkesi di questo gentleman sornione, raccolte nei due volumi di "Afro-Latin Soul". Il titolo dice molto, ma non tutto: se il "latin" senz'altro deborda, di "afro" in questi solchi ne troviamo invece pochino (fatta eccezione per gli esperimenti percussivi su "Shagu" e "Almaz" o i titoli suggestivi di episodi come "Karayu" e l'esplicita, fiera "Girl From Addis Ababa", futuro cavallo di battaglia). Non fosse per un vibrafono già a briglia sciolta ("Mascaram Setaba"), è la fotografia di un musicista ancora acerbo, innamorato del latin jazz che impazzava in città (Mulatu all'epoca studiava al Berklee College Of Music di Boston e fuggiva nella Grande Mela durante i weekend), lontano dallo stile che lo renderà celebre nel decennio successivo, anche grazie alla sponsorizzazione dell'amico Duke Ellington.

Spadroneggia un piano caraibico che fa molto exotica, qua più notturno e jazzato ("Alone In The Crowd", "A Kiss Before Dawn"), là vagamente rock'n'roll (il boogaloo di "The Panther"), con un solo brano cantato ("I Faram Gami I Faram", canto di guerra etiope adattato in spagnolo, coraggioso tentativo di creare un ponte tra i due mondi) e qualche effetto sonoro da giungla idealizzata a far capolino ogni tanto. Un'incisione scadente e un mix opaco penalizzano ulteriormente un lavoro che avremmo trascurato senza quel nome in copertina, tuttavia importante nel percorso da lì a poco in ascesa del glorioso leone baffuto.

Tributo al Sudamerica di un africano di stanza negli Usa, "Afro-Latin Soul" rimarrà come curiosa opera di fusion transnazionale, un atto di pan-terzomondismo in piena decolonizzazione che, almeno sotto quel profilo, ha ancora qualcosa da insegnarci.

(06/10/2018)



  • Tracklist
Vol. 1

  1. I Faram Gami I Faram
  2. Mascaram Setaba
  3. Shagu
  4. One Of Buzayhew
  5. Alone In The Crowd
  6. Almaz
  7. Mulatu's Hideaway
  8. Askum
  9. A Kiss Before Dawn
  10. Playboy Cha Cha

Vol. 2

  1. The Panther (Boogaloo)
  2. Konjit (Pretty)
  3. Soul Power
  4. Lover's Mambo
  5. Love Mood For Two
  6. Jijier
  7. Girl From Addis Ababa
  8. Karayu
  9. Raina
Mulatu Astakte su OndaRock
Recensioni

MULATU ASTAKTE

Mulatu Steps Ahead

(2010 - Strut)
L'ethno-jazz di Mulatu Astakte non graffia più, ma continua a sedurre

News
Mulatu Astatke & His Ethiopian Quintet on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.