Nicki Minaj

Queen

2018 (Young Money) | hip-hop, trap, r&b

Aizza i suoi fan (tutt'altro che carini e coccolosi) contro blogger che osano anche solo proferire mezza parola negativa. Fa partire polemiche poracce su Twitter. Le tenta tutte, anche inserire un brano all'ultimo minuto nell'edizione deluxe, pur di riuscire ad agguantare la prima posizione in classifica. È una regina capricciosa e collerica, anche più rispetto al suo illustre passato, la Nicki Minaj che si affaccia nel scenario mainstream del 2018. Una regina forse sulla difensiva, che marca il territorio al riparo dalle agguerrite contendenti (soprattutto dall'ascesa trionfale di Cardi B), ma che sa come celebrare il proprio status con i dovuti crismi e con la giusta attitudine.
Ecco a voi quindi “Queen”, quarto album per la scorrettissima rapper del Trinidad, lavoro che interrompe uno iato di quattro anni dal precedente “The Pinkprint” e consegna un profilo artistico consapevolmente rinnovato, sia nei tratti che nelle ambizioni. Non fatevi fregare dal kitschissimo scatto di copertina, degno delle copertine di una Amanda Lear o di qualche divetta disco. Nel reclamare la propria posizione regale, la rapper firma il suo prodotto più a fuoco e bilanciato, un album che rinuncia a molti degli eccessi (vocali e sonori, in primis) del passato per presentare una collezione ben più matura e ragionata, nel segno di una maggiore adesione ai linguaggi hip-hop. Senz'altro si tratta di una svolta comprensibile, per quanto tutt'altro che preventivabile, dato il profilo del personaggio.

Chiariamo sin da ora che non tutto è rose e fiori nell'arco dell'ora e passa di “Queen”: comprensibilmente la tracklist è stata gonfiata per favorire lo streaming e trarre il maggior profitto possibile, ciò che ne deriva però è una dispersione di idee che ben si riflette nei diversi riempitivi posti a metà/fine scaletta. Non stupisce che questi momenti il più delle volte si associno agli episodi in cui Minaj indulge fin troppo nei sound di tendenza, in particolare nei rullanti tipici della trap, che da tempo ormai sta mostrando la corda. A volte il risultato non sarebbe neanche dei peggiori, la rapper mostra sufficiente inventiva nel flow e nell'interpretazione per corredare della dovuta personalità i vari brani, fiaccati però da assetti timbrici fin troppo statici (lo spento e apatico decorso di “Sir”, in compagnia di Future) o da lunghezze proibitive (la pur interessante “Chun Swae”, condivisa con Swae Lee dei Rae Sremmurd, che ricicla una pur buona idea andando a vuoto per ben sei minuti). Fatti salvi questi momenti, il lavoro riesce però ad assestare notevoli cazzotti, presentando un profilo che dopo la parziale emersione in “The Pinkprint”, adesso si manifesta nel pieno del suo potenziale.

Traendo forza dalla versatilità della sua voce, qui se possibile ancor più duttile e variegata che in passato, il disco si ritaglia in linea di massima una nicchia tutta sua nell'attuale panorama hip-hop, estraendo dal cilindro soluzioni inattese, anche vagamente retrò, per un album del settore. Per quei due terzi circa di lavoro lontano dai cliché dell'attuale circuito rap, Minaj si presenta nella sua veste più convincente e poliedrica di sempre, senza perdere in coinvolgimento e trasporto pop. I singoli, pur privi dello strepitoso successo di una “Anaconda”, chiariscono perfettamente l'assunto, mostrando da subito la loro diversità rispetto ai paradigmi contemporanei.
Da un lato si ha “Barbie Dreams”, tra annebbiati giri di chitarre funky, batteria classica e un flow organico, compattissimo, in una sorta di omaggio contemporaneo ai grandi classici della vecchia scuola hip-hop, prima che subentri un drastico cambio di rotta e la rapper entri di getto nell'attualità, con un'aggressività del tutto inattesa. Dall'altro invece “Chun-Li”, unico brano a centrare la top ten, reca impressa la sua grinta sin dall'incipit, facendo leva sull'ambientazione futurista della base e sul carattere del testo, in cui la regalità dell'album trova la sua maggiore estrinsecazione. “Bed”, con Ariana Grande a restituire il favore dopo la collaborazione in “The Light Is Coming”, completa un trittico dall'ampio raggio, ammorbidendo le forme più ispide degli altri singoli in un rilassato scenario tropical-r&b, affrontato con la dovuta piacioneria espressiva.

In questa altalena dalle grandi occasioni, non mancano però anche i momenti in cui Minaj rinuncia all'attitudine scenografica e si presenta senza particolari filtri, rivelando ancora una volta un talento per l'interpretazione spesso troppo sottovalutato. Che sia la levigata ballata pianistica “Come See About Me”, una sorta di rovesciamento testuale rispetto alle confessioni di “I Lied”, o i commossi crescendo vocali nel refrain della pimpante fantasia caraibica di “Ganja Burn” (tra i suoi momenti più riusciti in assoluto), a questo giro le diverse sensibilità della trinidadiana si alternano con maggiore costanza, donando una solidità che va ben oltre gli ormai spenti istrionismi del passato.
È un peccato, insomma, che le sue intemperanze in pubblico e certi atteggiamenti squadristi ne stiano minando la reputazione, dacché proprio adesso la rapper sta tirando fuori molti dei suoi momenti più felici in assoluto, arrivando finalmente a coniugare al proprio carisma una progettualità degna di questo nome. Bisognerà vedere se sarà capace di fare fronte allo scontento del popolo, per adesso però la regina è indubbiamente al sicuro nel suo palazzo.

(27/08/2018)

  • Tracklist
  1. Ganja Burn
  2. Majesty (ft. Eminem & Labrinth)
  3. Barbie Dreams
  4. Rich Sex (ft. Lil Wayne)
  5. Hard White
  6. Bed (ft. Ariana Grande)
  7. Thought I Knew You (ft. The Weeknd)
  8. Run & Hide
  9. Chun Swae (ft. Swae Lee)
  10. Chun-Li
  11. LLC
  12. Good Form
  13. Nip Tuck
  14. 2 Lit 2 Late Interlude
  15. Come See About Me
  16. Sir (ft. Future)
  17. Miami
  18. Coco Chanel (ft. Foxy Brown)
  19. Inspirations Outro
  20. Fefe (6ix9ine ft. Nicki Minaj and Murda Beatz) (digital-only bonus track)
  21. Barbie Tingz (Target only bonus track)
  22. Regular Degular (Target only bonus track)






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