Sleep

The Sciences

2018 (Third Man) | stoner/doom-metal

Formatisi nel 1989, gli Sleep sono stati un seminale trio statunitense che ha segnato profondamente la storia di due filoni: il doom-metal, per il quale hanno rappresentato una delle evoluzioni più corpose e psichedeliche, e lo stoner-rock, di cui sono fra i pionieri nelle sue espressioni più metalliche. Il loro stile è stato fortemente influente nel corso degli anni 90 proprio per la nascita dello stoner, insieme a quello di gruppi come Monster Magnet, Fu ManchuKyuss.
L'ultimo album è stato "Dopesmoker", pubblicato nel 2003 ma registrato nel 1996. Il gruppo si era ufficialmente sciolto nel 1998, per poi dar vita ai progetti Om e High On Fire, e infine riformarsi nel 2009 in previsione di una serie di concerti (senza il batterista Chris Hakius, rimpiazzato da Jason Roeder).

"The Sciences" esce così dopo una lunga gestazione. Gli arrangiamenti sono più puliti e rifiniti che negli album di un tempo, ma ciò non affievolisce affatto il timbro della musica: il trademark del gruppo non si è affatto perso e abbiamo così pezzi dilatati e viscerali, dal suono ipnotico, le cui atmosfere cupissime da trip spaziale metallico sono scandite da chitarre dall'accordatura ribassata intente a macinare riff lenti e inesorabili. 
L'iniziale title track è solo un lungo antipasto noise all'album, che entra nel vivo con "Marijuanaut’s Theme", la quale gioca sui bassi profondi e penetranti. "Sonic Titan" è una suite di muri sonori di chitarra monolitici, distorti e cavernosi. Riesce a essere superata come impatto da "Antarcticans Thawed", un lungo viaggio tra distese assolate che alterna break rallentati e cavalcate uptempo prima che gli assoli taglienti squarcino l'ascolto. "Giza Butler" è un tributo a Geezer Butler dei Black Sabbath, tra riff magmatici e sincopati, fraseggi psichedelici e distorsioni feroci.
A spiccare è soprattutto la conclusiva "The Botanist", tra arpeggi acustici e laceranti schitarrate malinconiche prima di una sfumata digressione di batteria ed effetti cosmici, come in una lunga outro di accompagnamento mentre si penetra nello spazio più profondo (tematica che fa da filo conduttore, tramite testi bizzarri e purtroppo banalotti).

Il canto di Al Cisneros si è conservato in tutti questi anni, ma la registrazione non lo rende molto trascinante e avvolgente. Una produzione più sporca e "fangosa" probabilmente avrebbe invece esaltato il suo timbro, ma considerando anche che la sua presenza è contenuta, lasciando che siano i lenti riff e i bassi penetranti la principale "voce" del disco, il risultato rimane solido, minato forse solo da un po' di prolissità che potrebbe rendere il disco tendenzialmente indigesto a chi non è avvezzo a determinate sonorità. Comunque sia, un buon ritorno in ambito stoner/doom.

(15/05/2018)



  • Tracklist
  1. The Sciences
  2. Marijuanaut's Theme
  3. Sonic Titan
  4. Antarcticans Thawed
  5. Giza Butler
  6. The Botanist
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