Wardruna

Skald

2018 (By Norse Music) | pagan folk, viking folk

Conclusa la trilogia dedicata al suono delle rune e al Futhark antico, l’alfabeto segnico usato dalle popolazioni germaniche, la creatura di Einar "Kvitrafn" Selvik torna con un disco acustico realizzato dal solo artista norvegese. Raggiunta la notorietà internazionale anche grazie alla colonna sonora realizzata per la serie televisiva “Vikings”, Wardruna è oggi uno dei più stimati e conosciuti progetti artistici che operano una rivisitazione contemporanea del folklore scandinavo. In una commistione unica tra musiche folk e derive marziali neopagane, il progetto nasceva come trio che vedeva Selvik assieme a Kristian Espedal (meglio conosciuto come Gaahl) e alla cantante Lindy Fay Hella.
Selvik e Gaahl avevano già militato assieme nella band black metal Gorgoroth prima di dedicarsi alle tradizioni culturali ed esoteriche norvegesi sotto la sigla Wardruna. Dopo l’uscita di Gaahl nel 2014 (in questo periodo anche impegnato con la sua nuova band black metal, i Gaahls Wyrd) Selvik e Fay Hella, assieme a svariati collaboratori, realizzarono nel 2016 il terzo capitolo finale della loro trilogia runica, “Runaljod – Ragnarok”. Si trattava di un concept sulla fine dei mondi e sulla guerra più distruttiva per eccellenza che, nelle credenze norrene, avrebbe dato il via anche a una nuova età dell’oro.

Einar Selvik oggi torna dopo il “Ragnarok” nelle vesti di uno scaldo, un poeta delle antiche corti vichinghe scandinave. Ovviamente, anche il nuovo album, intitolato “Skald”, è uscito come il precedente per la label By Norse Music e attinge a piene mani alla mitologia norrena, rileggendo in acustico diversi brani realizzati nella trilogia runica, come “Fehu”, “Helvegen” e quella “Voluspá” presente anche nella colonna sonora di “Vikings”. Dopo “Snake Pit Poetry”, Ep del 2017 a firma Einar Selvik e dedicato alla mitologica storia di Ragnarr Loðbrók, oggi arriva un nuovo album pubblicato come Wardruna.
Siamo di fronte a un ritorno eccezionale per qualità e intensità poetica. In una visione minimale e solitaria in cui lo scaldo assume il ruolo di sciamano, la voce di Selvik ci trasporta in mondi altri e liminari. Trasmettendo un’antichissima tradizione orale, in parte trascritta nell’Edda Poetica, il Nostro si fa cantore di quella "profezia della veggente" che racconta il ciclo di nascita e morte dei nove mondi.

Per la realizzazione di “Skald”, Selvik ha utilizzato tre strumenti musicali tradizionali legati al folklore scandinavo: una kraviklyra, lira norvegese originaria del Tredicesimo secolo; una talharpa, strumento ad arco a quattro corde, e un bukkehorn, ovvero un corno di montone riadattato come strumento a fiato. Il vero protagonista dell’album, però, è la voce umana, qui capace di creare atmosfere ipnotiche e spalancare letteralmente le porte del Valhalla.
Con un rigore quasi da etno-musicologo, Selvik costruisce una visione moderna dei canti scaldici che qui, rispetto ai precedenti dischi dei Wardruna, è sicuramente più rispettosa della tradizione. Nei testi emerge la passione di una ricerca veramente accurata. Nella title track troviamo, ad esempio, le parole risalenti al decimo secolo attribuite a Bragi Boddason, il primo scaldo conosciuto di cui ci sia giunta testimonianza scritta. “Ein Sat hon uti” e “Voluspá” prendono a prestito parti della profezia della veggente. “Ormagardskvedi” è ispirata al testo della saga di Ragnarr Loðbrók, mente “Sonatorrek” è un componimento poetico risalente all’anno 960, attribuito allo scaldo islandese Egill Skallagrimsson.
Anche quando canta a cappella in “Sonatorrek”, l’artista norvegese riesce a trasmetterci tutto il fascino di un patrimonio culturale che oggi è più che mai necessario conservare e trasmettere alle nuove generazioni, magari come antidoto alla decadenza e alla vanità/vacuità dei nostri tempi.

Anche con quest’ultimo lavoro, Wardruna si fa portavoce di una spiritualità nordica che, non avendo mai avuto pretese di universalità (e quindi di colonizzazione), riesce ad affascinare con una tradizione e un patrimonio culturale per donne e uomini liberi, uno spirito comune legato al sangue e al territorio dei propri avi. Si tratta di un sentimento profondo che non è mai andato realmente perduto e che un disco come “Skald” continua a risvegliare e far bruciare sotto le braci del tempo.
Del resto, come scriveva un noto artista italiano (non certo "etenista" e neopagano, anzi proprio sul fronte opposto): “Il mondo esisteva anche prima della controcultura giovanile, degli anni Settanta, della chitarra elettrica”. Album come quelli dei Wardruna ci suggeriscono che un certo sentire dalle radici antichissime è sempre stato lì. Lo scaldo si fa testimone del tempo ciclico in una cosmogonia complessa come quella della mitologia norrena, che lega l’essere umano agli dei e al tutto: l’albero del mondo dalle mille radici e diramazioni.

(18/12/2018)



  • Tracklist
  1. Vardlokk
  2. Skald
  3. Ein Sat Hon Uti
  4. Voluspá (Skaldic Version)
  5. Fehu (Skaldic Version)
  6. Vindavla
  7. Ormagardskvedi
  8. Gravbakkjen
  9. Sonatorrek
  10. Helvegen (Skaldic Version)


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