Wardruna

Runaljod Ragnarok

2016 (By the Norse) | folk-ambient

“Runaljod – Ragnarok” è il terzo e ultimo album dedicato al “suono delle rune” realizzato dai Wardruna, progetto musicale attivo dal 2003 e formato, in origine, dal polistrumentista norvegese Einar "Kvitrafn" Selvik con Kristian “Gaahl” Espedal e Lindy Fay Hella alle voci.
In quest’ultimo lavoro, pubblicato dalla By Norse Music, il contributo di Gaahl (ex cantante della band black metal Gorgoroth) non è presente.
Come negli altri due capitoli della trilogia dedicata al Futhark antico, alfabeto segnico usato dalle antiche popolazioni germaniche, anche quest’uscita rilegge il passato, la tradizione musicale e culturale scandinava in chiave contemporanea con un folk sui generis che si nutre di suggestioni che vanno dal viking-black metal sino al martial industrial-neofolk, passando per una sorta di dark-ambient. I dischi dei Wardruna hanno comunque un suono particolare e perfettamente riconoscibile che non è ascrivibile a nessuno di questi generi in particolare, pur essendo fondamentali per chiunque segua certe sonorità.

L’aver realizzato le musiche per la serie televisiva “Vikings” ha indubbiamente aiutato a raggiungere un pubblico molto più vasto. Non a caso “Runaljod – Ragnarok” è balzato al primo posto nella Billboard World Music Album Charts negli Usa e in Canada. Molte date del tour sono andate sold-out e si sono dovute aggiungere altre date a Stoccolma e Londra, ad esempio.
Il primo album della trilogia si chiamava “Runaljod - Gap Var Ginnunga” ed era dedicato all'albero della vita e alla sua creazione, così com’era raccontata nella mitologia scandinava. Il secondo album, “Runaljod – Yggdrasil”, parlava del suo consolidamento, della sua crescita come spina dorsale dei Nove Mondi. Quest’ultimo lavoro, invece, parla del Ragnarok che è la battaglia finale della luce e dell’ordine contro le tenebre e il caos. Alla fine, lo Yggdrasil verrà distrutto ma un nuovo ordine e nuovi Dei rinasceranno in un tempo che è ciclico, nell’eterno ritorno. È una visione lontana da quella dell’apocalisse giudaico-cristiana.

A livello musicale, la caduta degli Dei è resa con la cavalcata marziale iniziale di “Tyr” (brano che prende il nome dal Dio della guerra norreno). Qui i suoni dei corni (i bukkehorn norvegesi) chiamano i guerrieri alla battaglia finale. In “UruR” possiamo ascoltare dei campionamenti di animali da pascolo, cui segue un mantra percussivo, marchio di fabbrica del suono Wardruna, che ci narra di un tragico viaggio verso luoghi sconosciuti, una via per il macello, subito prima della splendida “Isa” in cui lo stratificarsi delle voci si accompagnano a delle percussioni del ghiaccio registrate a Geilo, sulle montagne norvegesi. La strumentale “MannaR – Drivande” e la corale “MannaR – Liv” chiudono la prima parte del lavoro con un’enfasi emotiva che monta sulle note della klavik lira, strumento tradizionale norvegese a corde.

La seconda parte si apre con “Raido”, brano oggetto anche di un video in cui vediamo Selvik cavalcare un cavallo, probabilmente di razza fjord, mentre si torna al tema del viaggio verso l’ignoto, inteso come un passo necessario verso la rigenerazione spirituale. È nel brano “Odal” che avviene la rinascita: un coro formato va voci maschili, femminili e persino da voci bianche, illuminano di speranze una tradizione e una cultura che non può essere cancellata e spazzata via. L’Odal (Ôþalan) è la runa dell'eredità e alla prosperità, simbolo della legge e dell’ordine nuovo che rinascerà dal caos del Ragnarok. Alla fine, “Wunjo” e “Runaljod” chiudono il lavoro con un attestato d’amore per l’esistente e il creato, dopo che le ceneri si sono posate sul terreno.

Sicuramente “Runaljod – Ragnarok” rappresenta il termine di un percorso di ricerca, non solo musicale, per i Wardruna. È un disco che mostra un profondo rinnovamento delle potenzialità di una musica che, partendo dal folk e dalla tradizione culturale scandinava, riesce ad aprire nuove prospettive, spaziando tra i generi e le potenzialità espressive degli strumenti tradizionali, come della musica elettro-acustica.
Selvik, responsabile dei testi e delle musiche, è riuscito a emergere con la sua creatura, conquistando una larga fetta di appassionati con un lavoro che è fruibile a più livelli: da un ascolto più superficiale a un livello più profondo. È anche un disco in cui ritrovare le fondamenta culturali e rituali di un etenismo/neopaganesimo consapevole e culturalmente solido, esito di una ricerca seria che si pone un gradino sopra a molti altri lavori che, in qualche maniera s’ispirano a certi temi, a volte solo in maniera effimera.
Paradossalmente, un concept sulla fine dei mondi e sulla guerra più distruttiva per eccellenza, è anche quello che nel finale si apre alla speranza di nuova età dell’oro.

(18/11/2016)



  • Tracklist
  1. Tyr
  2. UruR
  3. Isa
  4. MannaR – Drivande
  5. MannaR – Liv
  6. Raido
  7. Pertho
  8. Odal
  9. Wunjo
  10. Runaljod
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