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replicr, 2019

2019 (Superball Music) | idm, post-rock

Li avevamo lasciati a "Wild Light" ('13), poi si sono impegnati in una ricerca del futuro che li ha portati molto lontano dal loro punto di partenza, sia in termini musicali che filosofici. Prima c'è stata la colonna sonora per "No Man's Sky: Music For An Infinite Universe" ('16), fatta di soundscape astratti e galattici dai tratti Asimov-iani, quindi una ricerca ancora più profonda nel futuribile, trascendente e immaginifico con l'opera "Decomposition Theory Or How I Learned To Stop Worrying And Demand The Future" ('17), esperimenti di musica algoritmica portati in tour nel mondo che hanno partorito anche una serie di materiale edito solo successivamente, le cinque parti di "Unreleased/Unreleasable Volume 4: A Year of Wreckage" ('19).
Eccoci dunque a esplorare il nuovo, tanto atteso album in studio, il primo in sei anni, coscienti che la band con cui abbiamo a che fare non può essere simile a quella che conoscevamo nel 2013. Purtroppo, siamo destinati a scoprirli ormai chiusi in un sistema di riferimenti che collima con l'incomunicabilità.

Come è capitato recentemente agli Autechre, ed è curioso dover proporre un simile paragone per una band assimilabile al post-rock, è stata presa la via di un futurismo algido, inumano e impenetrabile nelle sue logiche. Nulla è rimasto del calore rock, dell'emotività trascinante di un tempo, delle fusioni fra umano e meccanico, analogico e digitale, che pure fecero innamorare molti di noi ormai 15 anni fa.
Questa volta l'opera si presenta come una riflessione, esplicitata a mezzo stampa, sul mondo contemporaneo, attorcigliato in un tardo capitalismo senza soluzioni, claustrofobicamente soffocato da obiettivi di crescita impossibili. La costrizione in vite inumane, l'assenza di un disegno credibile per il futuro, la disperazione di un mondo incomprensibile e infinitamente complesso che è già stata descritta dai vari Mark Fisher ("Realismo capitalista", 2018; "Spettri della mia vita. Scritti su depressione, hauntologia e futuri perduti", 2019), Benjamin Noys ("Malign Velocities: Accelerationism and Capitalism", 2013) e su un piano più letterario che sociologico-economico da Thomas Ligotti ("La Cospirazione contro la Razza Umana", 2016) è quindi protagonista dell'album, almeno a parole.

Sì, perché la musica dei nostri, come al solito strumentale, poco sembra adattarsi a trasmettere in modo efficace tali messaggi, se non su un piano eminentemente emotivo, per immagini astratte. Un commento di qualsiasi segno al sistema socio-economico fatto con sola musica strumentale appare opera impossibile non solo per loro, ma per (quasi) tutti. Un percorso comunicativo reso ancora più impervio dal fatto che i brani sono spesso astratti bozzetti ambient come "pretext", fin troppo brevi e destrutturati per distinguersi fra altri mille progetti atmosferici contemporanei.
Ogni tanto la tensione sale, come in "stillstellung" e "bad age", ma mai come questa volta si sente la costrizione delle composizioni brevi, come se i brani preannunciassero minacciosamente eventi sonori che non si verificano mai completamente, liberatoriamente ("sister", "interference_1", "z03").

Ulteriore dubbio lo solleva il fatto che questi suoni accelerazionisti, futuristici, immaginifici, suonino in linea con quanto visto fare da artisti come Lotic, qualche tempo fa. Infine, se il formato breve di 40 minuti e spiccioli per una dozzina di brani andava bene per gli esordi, questa volta sembra totalmente inadatto: chi vorrebbe esplorare finalmente il lato emotivo di quest'anima eminentemente atmosferico-evocativa si ritrova a doversi accontentare di brani brevi, appena abbozzati, spesso sotto i due minuti; chi ricerca il trasporto emotivo, la grandeur compositiva o anche solo la sperimentazione timbrica deve accontentarsi di qualche colpo di classe sparso in composizioni che raramente decollano. Persino i titoli, fondamentali in un'opera strumentale, sono un'occasione persa, divisi fra comprensibile e incomprensibile.

Curioso che l'opera meno ispirata della loro lunga e venerabile carriera giunga su un argomento che invece manca ancora di una completa narrazione musicale, e che rimane ancora fra le vicende umane e sociali che meriterebbero la massima attenzione da parte degli artisti in generale e dei musicisti in particolare. Certo non si può pretendere da loro un'avventura totale come quella dei già citati Autechre, che dialogano col futuribile da sempre e con impareggiabile profondità, ma è anche difficile accontentarsi dopo 6 lunghi anni di un album che manca di ambizione e che troppo facilmente finirà nel dimenticatoio, fiaccato da una narrazione frammentaria e acerba. Non resta che sperare, ironicamente, nel futuro.

(14/10/2019)



  • Tracklist
  1. pretext
  2. stillstellung
  3. d|| tl | | |
  4. bad age
  5. 05|| | 1|
  6. sister
  7. gr[]v-_s
  8. popular beats
  9. five waves
  10. interference_1
  11. []lid
  12. z03
  13. u| || | th | r| d
  14. trackerplatz
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