Bilderbuch

Vernissage My Heart

2019 (Maschin) | art rock, lo-fi indie, psych-soul

In una realtà musicale in cui si fa a gara per pubblicare dischi il più lunghi possibile, vuoi per dare enfasi alla propria proposta, vuoi per monetizzare grazie alle piattaforme di streaming, i Bilderbuch vanno in decisa controtendenza, e per non rischiare di tediare l’ascoltatore decidono di spezzare 70 minuti di musica in due dischi da trentacinque ciascuno, correndo persino il rischio di penalizzarne uno. "Mea Culpa" era infatti uscito lo scorso dicembre senza alcun singolo ad anticiparlo e aveva stupito tutti per i decisi cambi di sonorità, molto incentrate sulle tastiere. Tuttavia, il suo piazzamento al numero 19 in classifica era stato piuttosto deludente per una band abituata a dominare le chart austriache.

Era dunque cruciale capire cosa avrebbe riservato l’uscita di “LED go”, primo singolo del doppio progetto accompagnato da un videoclip "vero" (“Sandwiches”, con i quattro immortalati a sciare nelle Alpi, era infatti poco più che un simpatico divertissement). Al netto del bel videoclip surreal-demenziale, la canzone rappresenta in apparenza un ritorno al sound di "Magic Life", ma la sua ipertrofia sonora (percussioni a ingrossare la ritmica, campionamenti vocali e chitarristici continui, ingente uso di seconde voci "onomatopeiche") in realtà si rivela sintomatica di un diverso tipo di ricerca.
Quel che salta alle orecchie all’ascolto di “Vernissage my heart” rispetto alla pulizia di “Mea Culpa”, è un generale desiderio di anarchia sonica, comunque inevitabilmente filtrata dall’innata classe della band. Non può esistere davvero il caso, laddove la predominanza tecnica dello strumento musicale la fa da padrone. I Bilderbuch hanno trovato la propria giusta dimora nel "cambiamento", in una personalissima forma di "morale" che tende all’inclusione di più forme estetiche, troppo spesso bollate superficialmente come kitsch ma che in realtà, proprio come in un film di John Waters, rivelano un’anima sia convintamente folle sia intimamente intellettuale.

E così “Kids im park” è roboante noise al tempo dell’r&b rock contemporaneo: chitarra satura, basso pieno di fuzz, autotune sudicio, eppure nell’assolo centrale troviamo una delicata chitarra acustica a pennellare nel levare del secondo e del quarto battito. Alla satirica “Freesbee”, senz’altro il loro pezzo più camp fino ad ora (“Il suo seno salta quando prende il freesbee/ e mi rendo conto di ciò che mi rende felice/ Sì di nuovo mi rendo conto, la Terra è piatta”) fa da contraltare la suadente “Mr. Supercool”. Ancora, dopo la vellutata bossanova electro di “Memory Card 2”, arriva “Ich Hab Gefühle” in cui coro, autotune, basso e chitarra elettrica combattono chiassosi, forse esagerando, una volta tanto.

Un elemento subdolo della musica dei Bilderbuch, è la perfetta quadratura in un caos multiforme, dove tutti gli elementi – misurati con la perizia propria dei grandi – risultano ben bilanciati, in un’impresa che ai più si rivelerebbe ardua, ma che per loro sembra un esercizio neanche troppo complesso, grazia alla cosciente consapevolezza dei propri mezzi. Queste apparenti contraddizioni si risolvono nel migliore dei modi nelle ultime due canzoni del disco, “Vernissage My Heart” ed “Europa 22”, accomunate da una sottile attitudine progressive.
La prima è tra gli apici assoluti dei Bilderbuch: un basso titanico per timbro e per groove accompagna una linea vocale indimenticabile, che sfocia in un bridge swingato di armonizzazioni vocali insospettabili. La seconda è invece una mini suite di circa dieci minuti divisa tra una stupenda sezione cantata psych-soul e un finale davvero singolare, che sembra andare intenzionalmente contro al concetto stesso di jam session come momento di frenesia liberatoria di gruppo imbastendo quasi cinque minuti di "stasi in movimento", tra la chitarra pigra di Mizzy Blue e i delicati tocchi di Moog.

Quel che in definitiva rende unitaria l’operazione “Mea Culpa” - “Vernissage my heart” sono soprattutto due aspetti: da un lato la tendenza sempre maggiore a superare la forma-canzone, il ritornello come unico climax di un brano pop, nonostante la band austriaca miri a una visione quasi più mainstream che indie; in questo modo, la loro proposta si ritrova in un limbo musicale di difficile ma affascinante analisi. Inoltre, i due album di fatto sdoganano un revival totale degli anni 90, che, ci scommettiamo, tra qualche anno risulterà profetico. A tal proposito, saltano in mente paragoni che raramente balenano quando si parla di musica indie. “Vernissage My Heart”-“Mea Culpa” fondono infatti in modo coscienzioso le novità dei primi 90’s con le strumentazioni elettroniche proprie del mondo globalizzato e dell’ascolto in streaming.
In particolare, ci vengono in mente due suggestioni, che possono spiegare l’atteggiamento di ripresa senza tabù di un decennio pronto a essere riscoperto in ogni sua accezione. “Heartbeat” del maestro Sakamoto nel 1992 manifestava una compenetrazione tra house, dance, funky, downtempo, world music che idealmente si ritrova nelle nove tracce di “Mea Culpa”, mentre l’acid jazz distorto di “Deeper Underground” dei Jamiroquai è l’antesignano dell’r&b "imbastardito" dell’ultima prova dei Bilderbuch.
La realtà delle cose sta dando ragione al quartetto: “Vernissage My Heart” si è issato al primo posto delle classifiche nazionali trainando subito dietro di sé un redivivo “Mea Culpa”, e non ci risulta esista nessuna band al mondo in grado di suonare, tra gli altri generi, hip house, lounge music, lo-fi indie o noise-rock risultando sempre, incontrovertibilmente, se stessa.

(21/03/2019)

  • Tracklist
  1. Kids im Park
  2. Freesbee
  3. LED Go
  4. Mr. Supercool
  5. Memory Card 2
  6. Ich hab Gefühle
  7. Vernissage My Heart
  8. Europa 2




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