Frode Haltli

Border Woods

2019 (Hubro) | chamber folk, contemporanea

Se la composizione contemporanea ha saputo riscoprire la nobiltà e il potenziale di uno strumento come la fisarmonica, è anche e soprattutto per la versatilità con cui si adatta ai più disparati registri e stilemi, finanche diametralmente opposti alla sua radice folklorica. È in forza di ciò che, entro la nutrita produzione del norvegese Frode Haltli, al mood vibrante e alla coralità finanche gioiosa di “Avant Folk” può succedersi un album più “raccolto” e introspettivo come “Border Woods”, che con una singolare formazione in quartetto torna a svelare i recessi nascosti nel corpo meccanico della fisarmonica, pur senza abbandonare il lirismo della più autentica eredità popolare scandinava.

All’incipit atmosferico di “Wind Through Aspen Leaves” segue la lunga danza “Mostamägg Polska”, dialogo vivace ma misurato tra fisarmonica, nyckelharpa (parente stretto del fiddle irlandese, per mano di Emilia Amper) e percussioni tonali (Håkon Stene, Eirik Raude); in seguito all’esposizione del tema le varie parti si disgiungono in un tempo fuor di sesto, recuperando frammenti melodici in autonomia che si intersecano in sensibili dissonanze, per poi tornare finalmente a un vigoroso unisono che rinfocola il sentimento di una celebrazione folkloristica; l’inatteso explicit dei minuti finali, invece, si richiude in un ermetismo espressivo sul filo del silenzio, una linea pressoché statica dalla quale alfine, come un volo d’uccello, si solleva un’ultima volta il refrain sincopato dell’archetto.

L’astrazione incolore di “Wood And Stone”, che mette per prima in evidenza l’efficace utilizzo musicale dei calici di vetro, e il tono elegiaco di “Taneli’s Lament” – memore del gelido inverno norvegese di Maja S.K. Ratkje nel suo recente “Sult” – fanno da intermezzo verso la seconda “suite” dell’album. Nei primi minuti di “Valkola Schottis” il tono acuto dei bicchieri prende il posto dell’etereo soffio di cui si dimostra poi capace la fisarmonica di Haltli, e ancora una volta l’esiguo ensemble lentamente confluisce verso una melodia comune che di nuovo risplende del contrasto con le umbratili divagazioni che la circondano.

La conclusione, per l’appunto, si rende autoesplicativa col suo titolo: “Quietly The Language Dies” è un congedo rarefatto e sommesso, dove il fragile drone dei vetri accarezzati con le dita fa da sfondo agli ultimi sconnessi soliloqui di Haltli e Amper, presenze alternamente vivide e fantasmatiche di un’affascinante esplorazione cameristica, che volentieri travalica o indugia al confine tra luce e ombra, parimenti al modo in cui convivono spontaneamente le profondità e le lancinanti sferzate generate dalla pressione di uno stesso mantice.

(30/09/2019)

  • Tracklist
  1. Wind Through Aspen Leaves
  2. Mostamägg Polska
  3. Wood and Stone
  4. Taneli’s Lament (Sorrow Comes To All...)
  5. Valkola Schottis
  6. Quietly The Language Dies
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