Jefre Cantu-Ledesma

Tracing Back The Radiance

2019 (Mexican Summer) | ambient, drone

Entrando in un museo, uscendo da una sala cinematografica, temporeggiando in un luogo dopo aver assistito a un concerto, si percepisce a volte un senso di disorientamento, frutto di quelle deduzioni e di quelle perplessità che scaturiscono dall’interazione con forme d’arte le quali necessitano, a volte, di un approccio non superficiale. Non va dimenticato che con la rivoluzione culturale dell’astrattismo e del surrealismo, sono stati introdotti concetti immateriali come “il sogno” e “l’irreale”, che hanno in parte modificato i canoni e i riferimenti strutturali. Musica, pittura, letteratura e altre forme d’arte hanno così ampliato lo spettro creativo, assimilando elementi spirituali ancor più profondi e ancestrali. Senza tener conto di queste premesse diventa complesso poter discernere di una grossa fetta della produzione artistica moderna, come il nuovo temerario e visionario progetto di Jefre Cantu-Ledesma.

Una forte spiritualità è sempre stata alla base della carriera del musicista americano, ma “Tracing Back The Radiance” ribalta le prospettive e la metodologia, con una evoluzione di forma e di contenuto che rifugge quei residui armonici pop che ancora agitavano le acque delle ultime produzioni. C’è un ridimensionamento del ruolo del musicista, che passa prima attraverso la creazione di un largo ensemble a cui affidare le poche note delle tre lunghe tracce, per poi completarsi nell’abbandono della chitarra da parte di Jefre Cantu-Ledesma, qui alle prese con le gentili sfumature del vibrafono ed eterei effetti sonori.
John Also Bennett (flauto), Marilu Donavan (arpa), Chuck Johnson (pedal steel), Gregg Kowalsky (sintetizzatori), Mary Lattimore (arpa), David Moore (piano), Meara O'Reilly (voce), Jonathan Sielaff (clarinetto basso), Roger Tellier Craig (sintetizzatori, effetti), Christopher Tignor (violino) assecondano le lievi evoluzioni strumentali delle tre tracce, con passo sobrio, perfezionando quel processo di purificazione di ogni nota che è alla base di “Tracing Back The Radiance”.

L’estetica delle ultime opere di Jefre Cantu-Ledesma non solo consolidava un etereo suono drone-shoegaze, ma introduceva elementi pop ancora più marcati (“A Year With 13 Moons”, “Fragments Of A Season”, “On The Echoing Green”). Un’adesione ancor più profonda al Buddismo e l’ammirazione per la produzione artistica di Giusto Pio e Lino Capra Vaccina sono il seme di questa conversione stilistica. Guai però a pensare a un radicale cambio di rotta: la natura astratta di queste nuove composizioni era stata già accennata in alcune pagine di “Songs Of Forgiveness”, “Songs Of Remebrance” e “Conversations With Myself”.
Tutto sommato la forza di “Tracing Back The Radiance” risiede nell’abilità dell’autore di giocare con la natura del pop e del rock rendendone evanescente e impalpabile la natura melodica. Ne è fulgido esempio il delicato crescendo di “Joy”, la traccia volutamente più breve e concettualmente più ricca, allestita su note di sax che fanno da guida a interessanti incursioni di vibrafono e altre delizie.
Le grazie della title track sono altrettanto seducenti: Jefre affonda le mani nell’ambient-music, tenendo saldo il fronte emotivo di una composizione lineare, dal lirismo quasi immobile, eppur radioso, raffinato, magico.

Più elaborate le progressioni strumentali di piano, flauto, pianoforte, synth e violino di “Palace Of Time”, che il musicista fa librare con tocco lieve: la musica scivola via come un respiro, senza indugiare in eccessive astrazioni o inutili virtuosismi, coronando il sogno di Jefre Cantu-Ledesma di offrire al pubblico una perfetta colonna sonora per momenti di raccoglimento, riflessione e preghiera.

(03/08/2019)



  • Tracklist
  1. Palace Of Time 
  2. Joy 
  3. Tracing Back The Radiance


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